Il caso Moro, caccia ai dna mancanti
Il caso Moro, caccia ai dna mancanti

A 43 anni di distanza, non ci sono ancora certezze. Neanche su chi c’era, quella mattina del 16 marzo del 1978 in via Fani. Il caso Moro è una ferita, ma anche un’indagine ancora aperta. E potrebbe esserci una "colonna toscana", mai emersa prima, presente a fianco del commando che prelevò il Presidente Moro e trucidò gli agenti della scorta, Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Domenico Iozzino. Tra i nuovi ’sospetti’, invitati a donare il proprio profilo genetico, ci sono Giovanni Senzani, fiorentino, professore, noto come l’ideologo delle Brigate Rosse, e il pisano Paolo Baschieri. Oggi, rispetto a ieri, le tecnologie investigative hanno fatto passi da gigante. Così, la procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal gip, Francesco Patrone, l’autorizzazione a prelevare il dna di una rosa di ex brigatisti. Dna che sarà comparato con quello estratto nel 2016, sui mozziconi di sigaretta rinvenuti nell’abitacolo della Fiat con targa Corpo Diplomatico che servì a bloccare la vettura di Moro in Via Fani, e sui mozziconi repertati nel covo di via Gradoli, la centrale operativa del sequestro.