Il cardinale Hollerich: "Le donne sono benvenute. Giusto farle votare e non è una concessione"

Per la prima volta laici e laiche con un ruolo attivo all’assemblea dei vescovi. Il relatore: "La componente femminile deve partecipare alla fase decisionale. E chi accusa il Papa di deriva democratica vuole aumentare le paure"

Il cardinale lussemburghese Jean-Claude Hollerich, 61 anni

Il cardinale lussemburghese Jean-Claude Hollerich, 61 anni

Roma, 2 ottobre 2023 – Non è più tempo di parlare in astratto del ruolo delle donne nella Chiesa. Piuttosto è l’ora di "mostrare concretamente che non è una concessione il renderle partecipi, loro sono benvenute". Nella consapevolezza che per avere "una vera sinodalità" le donne "hanno bisogno di sentirsi bene nella comunità ecclesiale, di prendere parte alle decisioni e all’autorità del popolo di Dio", perché "senza di loro non saremmo la Chiesa di Cristo". Alla vigilia del Sinodo dei vescovi, che inizierà mercoledì, il cardinale Jean-Claude Hollerich, relatore generale dell’assemblea, mette in chiaro la posta in gioco su un tema delicato come la condizione femminile nella Chiesa. L’arcivescovo del Lussemburgo auspica un confronto nell’aula Paolo VI anche sul nodo dell’accesso al diaconato per le donne, ma preferisce non scoprire le carte per evitare di alimentare le polemiche di un fronte tradizionalista che lo accusa di aver apparecchiato il vertice secondo il menù à la carte dei riformisti.

Eminenza, per la prima volta al Sinodo dei vescovi avranno diritto di voto anche dei laici, donne comprese. Era ora?

"Sì, sono i testimoni del percorso finora compiuto. Questa assemblea non parte da zero, abbiamo avuto una fase di ascolto e partecipazione prima a livello parrocchiale, poi diocesano e quindi sul piano nazionale e continentale. I non vescovi parteciperanno proprio in rappresentanza della moltitudine di fedeli che ha animato l’intero processo sinodale".

Che cosa significa per le donne poter votare in aula, considerando che questa novità è stata fortemente richiesta dentro e fuori i sinodi precedenti dell’era Bergoglio?

"La sinodalità, il camminare insieme nella Chiesa, si basa sulla dignità del battesimo e quella delle femmine è uguale a quella dei maschi. Non è che alle donne sia concesso votare in assemblea, sia chiaro, loro sono benvenute".

In che termini?

"Abbiamo bisogno della loro partecipazione, delle loro preghiere, opinioni, del loro essere Chiesa. Parliamo sempre delle donne nella comunità ecclesiale, ma dobbiamo mostrare in maniera concreta che non è una concessione la loro partecipazione. Senza le donne non siamo la Chiesa di Cristo".

Nella bozza di lavoro del Sinodo si accenna all’ipotesi del diaconato femminile. Auspica un confronto in aula su questo tema?

"Sì, tuttavia non so che cosa ci farà fare lo Spirito santo, perché l’oggetto specifico dell’assise è la sinodalità. Ci sono gli indietristi, come li chiama il Papa, che sono contrari a qualsiasi novità e alla stessa sinodalità, ma esistono anche quelli che si concentrano solo su alcuni argomenti e vogliono che il Sinodo dia una risposta ad ognuno di queste questioni. Bisogna vedere se il metodo sinodale ci porterà ad affontarle. Certo è che, per avere una vera sinodalità, le donne hanno bisogno di sentirsi bene nella Chiesa, devono poter partecipare alla presa di decisioni e alla stessa autorità".

Per far ciò, però, a detta di molti teologi, servirebbe l’accesso al ministero ordinato del diaconato, anche solo nella forma permanente che inibisce il passaggio al sacerdozio.

"Forse sì, forse no. È un grande tema, lasciamo che sia il Sinodo ad affrontarlo, anche se non so se sarà sciolto in assemblea. Le Chiese in Europa e America latina hanno sollevato la questione nelle loro relazioni, le altre no. Tutte, invece, hanno espresso la necessità di una piena partecipazione delle donne alla vita ecclesiale, anche sul piano decisionale".

Lei che opinione ha sul diaconato femminile?

"Non è bene che mi esponga ora. Non sia mai che si dica sia già tutto deciso in partenza".

Sinodalità, corresponsabilità tra clero e laicato, collegialità episcopale: per i tradizionalisti la Chiesa si sta trasformando in una democrazia.

"La democrazia è qualcosa di buono. La Chiesa, però, è un ente diverso che non ragiona attraverso logiche parlamentari, di maggioranza e minoranza. Noi cerchiamo il consenso di tutti, lasciando che sia lo Spirito Santo a guidarci. Pertanto, sì la Chiesa non è una democrazia, senza nulla togliere a questa, ma nemmeno una monarchia".

Chi accusa il Papa di deriva democratica non ha una grande considerazione della democrazia?

"Questo sì, ma è anche gente che vuole alimentare la paura nella Chiesa".