Gli italiani dopo un anno e mezzo di pandemia sono "come una molla compressa e bisogna fare attenzione a che non si rilasci troppo in fretta, altrimenti si rischiano disordini importanti". Il paragone è del capo della polizia, Lamberto Giannini, che guarda alle riaperture del 26 aprile: dovranno avvenire, auspica, "con il rispetto...

Gli italiani dopo un anno e mezzo di pandemia sono "come una molla compressa e bisogna fare attenzione a che non si rilasci troppo in fretta, altrimenti si rischiano disordini importanti". Il paragone è del capo della polizia, Lamberto Giannini, che guarda alle riaperture del 26 aprile: dovranno avvenire, auspica, "con il rispetto delle regole e con senso di responsabilità dei cittadini e non è semplicissimo perché tante persone sono sfibrate dalla crisi ed hanno subìto perdite importantissime delle proprie libertà individuali".

Mentre al Governo si litiga cercando la quadra su coprifuoco, pass e le altre misure, al Viminale si attende il nuovo decreto per diramare la circolare ai prefetti sui controlli da mettere in campo. Con un occhio attento alle proteste che ogni giorno si sviluppano in tante città.

"Nei primi tre mesi dell’anno – osserva il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – abbiamo avuto in Italia oltre 4.500 manifestazioni pubbliche ed in questi giorni vediamo che c’è un aumento. Noi garantiamo il diritto a manifestare però bisogna stare attenti alle strumentalizzazioni, alle infiltrazioni di soggetti che non sono spinti dalla situazione di sofferenza dovuta alla pandemia".

Il ministro ringrazia quindi le forze di polizia "per come hanno saputo gestire l’ordine pubblico. Hanno retto le piazze con sentimenti di comprensione ed umanità nei confronti di chi manifesta perché in sofferenza per la pandemia, abbiamo visto tanti esercizi commerciali chiusi". Anche il prefetto Giannini persegue la linea dialogante con chi protesta. "Noi – assicura – saremo nelle piazze con comprensione verso chi esercita pacificamente le proprie prerogative democratiche".