3 gen 2022

Il campione in fuga dall’Iran per una maglia

Il re del sollevamento pesi è in Norvegia: "Teheran voleva che indossassi una t-shirt con l’immagine del generale Soleimani, ho detto no"

luca bolognini
Cronaca
Amir Assadollahzadeh l’anno scorso aveva dedicato una sua vittoria a chi era in prima linea contro il Covid
Amir Assadollahzadeh l’anno scorso aveva dedicato una sua vittoria a chi era in prima linea contro il Covid
Amir Assadollahzadeh l’anno scorso aveva dedicato una sua vittoria a chi era in prima linea contro il Covid

di Luca Bolognini Peggio che per un laziale indossare la maglia di Totti. Il campione di sollevamento pesi iraniano Amir Assadollahzadeh ha rivelato di essere stato costretto a lasciare il suo Paese e di aver chiesto asilo politico in Norvegia a causa delle pressioni per indossare una t-shirt con l’immagine di Qasem Soleimani. "Ho deciso di non metterla e un rappresentante del governo di Teheran all’interno della Federazione internazionale di sollevamento pesi mi ha minacciato: ‘Se non lo fai, quando torni in Iran tu e la tua famiglia avrete grossi problemi. Sarai trattato come un oppositore del regime. La tua vita sarà in pericolo’", ha raccontato l’atleta alla Cnn. Una scelta coraggiosa e dai risovlti etici, quella di non indossare la maglietta, anche perché il generale Soleimani, secondo diversi rapporti degli 007 americani e israeliani, non sarebbe proprio un campione di bontà. Molti analisti occidentali ritengono il capo dei Guardiani della rivoluzione, ucciso in un raid Usa esattamente due anni fa, il grande burattinaio di una campagna terroristica internazionale. Nel 2011 è stato accusato di aver orchestrato, assieme ad altri funzionari iraniani, un complotto per ammazzare l’ambasciatore a Washington dell’Arabia Saudita, uno dei principali nemici di Theran nella regione. Nel 2019 la Forza Quds, di cui era a capo Soleimani, è stata inserita tra i gruppi terroristici da parte dell’amministrazione Trump. Ma in Iran molti ancora oggi lo venerano come un grande eroe. Gli aneddoti sul suo ascetismo e il suo carisma si sprecano e il regime, subito dopo la sua morte (o meglio martirio), ha di fatto creato un’icona nazionale: un guerriero-filosofo sempre pronto a difendere la sua nazione dai nemici. Con l’avvicinarsi del secondo anniversario della scomparsa di Soleimani, la macchina della propaganda iraniana ha fatto di tutto per mettere sempre più al centro la figura del generale, anche per nascondere i ...

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