Modena, 22 ottobre 2020 - "Per prima cosa gli faccio tanti tanti auguri. Ma non per il compleanno, alla nostra età meglio evitare. Glieli faccio per la salute. So che non sta tanto bene e spero riesca a battere le malattie con uno dei suoi magici dribbling...". José Altafini, bomber in Italia con le maglie di Milan, Napoli e Juventus, ha avuto il privilegio di vedere da vicino la nascita di una stella: Edson Arantes do Nascimiento. In arte, Pelé. Neo ottantenne, lui che è stato il più grande calciatore di sempre (va bene, sia mai che gli...

Modena, 22 ottobre 2020 - "Per prima cosa gli faccio tanti tanti auguri. Ma non per il compleanno, alla nostra età meglio evitare. Glieli faccio per la salute. So che non sta tanto bene e spero riesca a battere le malattie con uno dei suoi magici dribbling...".

José Altafini, bomber in Italia con le maglie di Milan, Napoli e Juventus, ha avuto il privilegio di vedere da vicino la nascita di una stella: Edson Arantes do Nascimiento. In arte, Pelé. Neo ottantenne, lui che è stato il più grande calciatore di sempre (va bene, sia mai che gli amici napoletani si offendano!, assieme a Maradona, che di anni ne fa sessanta), tre volte campione del mondo, autore di oltre mille gol. Un mito assoluto. "Praticamente abbiamo cominciato assieme – ricorda Altafini –. Io ho appena due anni più di lui".

Come lo ha conosciuto?

"Militavamo in due squadre della città di San Paolo. Lui era del Santos, io giocavo nel Palmeiras. C’era una grande rivalità tra i club, anche aspra. Era una roba tipo derby in Italia tra Inter e Milan o tra Roma e Lazio".

Capì subito che lui era un Fenomeno?

"Per niente".

Andiamo bene.

"Eh, amico mio, ma allora mica si vedevano tutte le partite in televisione come oggi! Era un altro mondo".

Ma Pelé diventò O Rey da subito, no?

"Un momento. Io venni convocato nella nazionale brasiliana prima di lui. Tenga anche presente che Pelé, nel Santos, era attorniato da altri fuoriclasse. Cosa che a me nel Palmeiras non capitava".

Insomma, lo si notava meno.

"Ma era un ragazzino formidabile, eh! Una volta il ct della Seleçao ci schierò insieme in una partita, contro l’Argentina se mi ricordo bene. Segnammo un gol a testa".

E insieme andaste al mondiale in Svezia nel 1958.

"C’erano molte attese sul mio conto, in patria mi chiamavano Mazzola perché dicevano che somigliavo a Valentino, il capitano del Grande Torino".

Ma in Svezia esplose lui, Edson Arantes do Nascimiento.

"Ci hanno girato anche un film! Lui fece delle cose meravigliose, segnò dei golaso, come dicevo io nelle mie telecronache. E la Seleçao per la prima volta nella sua storia sollevò la Coppa. Fu un momento indimenticabile per il mio Paese d’origine".

Dopo lei venne in Italia.

"Mi comprò il Milan e per un po’ continuarono a chiamarmi Mazzola. Poi nell’Inter si mise in luce Sandrino, il figlio di Valentino. E addio al mio soprannome".

Invece Pelé, nonostante mille offerte, rimase in patria, solo in età avanzata si trasferì negli Stati Uniti.

"Andò a giocare nei Cosmos di New York, sì. Ma lui in Brasile è una leggenda, è l’uomo che ha fatto la storia del calcio".

Vi sentite ancora?

"Ci siamo visti l’ultima volta due anni fa, per le celebrazioni del sessantesimo anniversario della nostra impresa in Brasile. È sempre affettuoso, ci vogliamo bene da una vita".