di Stefano Brogioni FIRENZE C’è un tranquillo pensionato tedesco che voleva godersi con la moglie un autunno estivo in riva al mare della Versilia e c’è un torturatore che nel Cile di Pinochet aveva ricreato un lager riservato agli oppositori del regime. Entrambe le figure rispondono al nome di Reinhard Doring Falkenberg, 75 anni, il super ricercato dalle autorità sudamericane perché condannato, in via definitiva, per il sequestro del fotografo italo cileno Juan Maino Canales, militante del ’Mapu’, il partito della sinistra cilena e degli oppositori alla dittatura che...

di Stefano Brogioni

FIRENZE

C’è un tranquillo pensionato tedesco che voleva godersi con la moglie un autunno estivo in riva al mare della Versilia e c’è un torturatore che nel Cile di Pinochet aveva ricreato un lager riservato agli oppositori del regime.

Entrambe le figure rispondono al nome di Reinhard Doring Falkenberg, 75 anni, il super ricercato dalle autorità sudamericane perché condannato, in via definitiva, per il sequestro del fotografo italo cileno Juan Maino Canales, militante del ’Mapu’, il partito della sinistra cilena e degli oppositori alla dittatura che per 17 anni si macchiò di atroci crimini contro l’umanità.

Falkenberg adesso è in carcere a Lucca, ’tradito’ dai suoi documenti registrati in un albergo della esclusivissima Forte dei Marmi dove l’uomo era appena arrivato in vacanza, mercoledì 22 settembre, e si stava per mettere a sedere a tavola, per la cena. Ma più che i documenti, lo ha fregato il suo passato, pesantissimo, riemerso sotto forma di mandato di arresto internazionale che il Cile ha diramato in tutto il mondo, in seguito alla sua condanna, datata 2005.

Chissà come ha fatto, Falkenberg, a vivere mimetizzato da allora, quando lasciò il Cile per evitare l’arresto, fino ad oggi. Aveva scelto la tranquilla provincia tedesca di Gronau, facendo a ritroso quel percorso iniziato negli anni ’60, quando si era stabilito in Cile come avevano fatto tanti nostalgici del Reich.

Falkenberg, dicono le carte che lo inchiodano, sarebbe stato uno dei leader di "Colonia Dignitad", una comunità-setta, in cui si consumarono violenze di ogni tipo, anche su bambini, fondata nel 1961 da Paul Schafer, ex medico delle Ss. La comunità si trasformò in un campo di concentramento dopo la presa del potere da parte del generale Pinochet.

A "Colonia Dignitad" aveva trovato rifugio anche Josef Mengele, il più sadico dei medici nazisti, tristemente noto per le sue sperimentazioni sugli esseri umani. Nel periodo lungo e buio, tra il 1973 e il 1990, del Cile di Pinochet, Falkenberg, in contatto con la ’Dina’, la polizia segreta del dittatore, divenne carceriere e torturatore del villaggio sulle Ande. Nella colonia-lager ci finì Juan Maino Canales, assieme a due colleghi e amici della sinistra cilena, Antonio Ormaechea ed Elizabeth Rekas: Maino Canales è uno dei tanti di una lunghissima lista di desaparecidos.

Nel 2005, dopo la sua condanna, Falkenberg è fuggito in Germania e ha sempre evitato di saldare il conto con la giustizia. Adesso, forse, è arrivato il momento. La corte d’appello di Firenze gli ha negato la scarcerazione, chiesta dal suo difensore, l’avvocato Simona Selvanetti di Lucca. "Viveva in Germania da tanti anni, non sapeva di essere ricercato", ha detto il legale. I familiari dei desaparecidos cileni ne reclamano l’estradizione. Il ministero ha fatto presente che non ci sono motivi ostativi alla consegna. I giudici toscani decideranno entro Natale.