Tommaso

Strambi

Sono riuniti per decidere il futuro ambientale della nostra Terra e dei nostri giovani e si dimenticano delle cose più elementari. Quello che è successo a Glasgow con la ministra israeliana Karine Elharrar, costretta a saltare la prima giornata dei lavori di Cop26 perché nessuno ha pensato che ci potesse essere un partecipante in sedia a rotelle la dice lunga. Lei, la rappresentante del governo Bennet, si definisce "triste". E ha più che ragione. È triste vedere i grandi della Terra, arrivare in Scozia per confrontarsi sulle misure da adottare per contenere gli effettivi nocivi delle politiche industriali sull’ambiente, e scoprire che non sono in grado di assicurare accessibilità e inclusività ai diversamente abili. E non è solo una questione di politically correct. Così, alla fine non meraviglia neppure più di tanto che il premier indiano, Narendra Modi, ammetta candidamente che l’India raggiungerà "la diminuzione delle emissioni nel 2070, e non nel 2050". Un annuncio che, riferiscono i presenti, ha gelato la platea. E, a poco, sono valse le scuse formulate dalla Gran Bretagna, che ospita il vertice dell’Onu, al governo israeliano. La figuretta mondiale ormai è compiuta e la ministra la ministra israeliana dell’Energia, Karine Elharrar, ieri nel secondo giorno dei lavori, ha comunque dovuto attendere due ore per entrare allo Scottish Event Campus. Di male in peggio, si potrebbe dire. Ma, forse ha davvero ragione Greta, è tutto un grande "bla, bla, bla".