Davide

Nitrosi

Il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia i delegati della Repubblica Cispadana (che comprendeva Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia) adottarono come bandiera il vessillo verde, bianco e rosso. Il Tricolore diventava così per la prima volta la bandiera di uno stato sovrano. Il 31 dicembre 1996 una legge ha istituito il 7 gennaio come giornata celebrativa del Primo Tricolore. Ma da allora la cerimonia, che si svolge a Reggio Emilia, non ha mai contagiato il Paese.

Quanti italiani oggi sanno che cosa accade quel 7 gennaio? Quanti sono informati che si festeggia la nascita della nostra bandiera? Forse qualcuno che distrattamente vede un servizio in tv o legge qualcosa su un giornale. Gli altri non pervenuti. Il messaggio del Capo dello Stato, il discorso del politico di turno, non bastano. Perché una celebrazione non è automaticamente una festa.

In passato onorare la bandiera era considerata una fastidiosa abitudine nazionalistica, magari anche un po’ fascista. Per fortuna molto è cambiato, anche se ancora restano residui tossici. In un mondo senza confini, dove le culture si intrecciano, non si può rinunciare alla coscienza della storia, al significato più bello di una bandiera. Almeno per educazione civica. Non oscuriamo la memoria di chi è morto col Tricolore in mano per amore di un’idea che rende gli uomini liberi e uguali, e avrebbe dovuto anche renderli fraterni. Fare festa per la bandiera è anche riconoscere il loro sacrificio.