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30 ott 2020

Il 40 per cento dei lavoratori a rischio è under 35

I consulenti del lavoro: i giovani precari potrebbero essere presto disoccupati "Salari sotto i mille euro"

30 ott 2020
La maggior parte dei giovani ha contratti a termine o lavora autonomamente
La maggior parte dei giovani ha contratti a termine o lavora autonomamente
La maggior parte dei giovani ha contratti a termine o lavora autonomamente
La maggior parte dei giovani ha contratti a termine o lavora autonomamente
La maggior parte dei giovani ha contratti a termine o lavora autonomamente
La maggior parte dei giovani ha contratti a termine o lavora autonomamente

Giovani, precari e (forse) presto disoccupati: è l’esercito degli under35, dal lavoro in bilico per le nuove restrizioni in alcuni specifici settori produttivi, con cui il governo cerca di fermare l’avanzata del Covid. Alla fine del 2019, infatti, rileva la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, tra addetti alla ristorazione (1 milione e 192.000) e impiegati nel campo della cultura (145.000) e dello sport (93.000), si arrivava a "circa 1 milione 430.000 soggetti, pari al 6,1% della intera occupazione", dei quali oltre 4 su 10 (il 41,3%) ha meno di 35 anni. Un segmento già fragile, visto che "solamente il 42,7%" può vantare "un contratto a tempo indeterminato, contro una media nazionale del 64,1%", mentre il 25% ha un incarico inquadrato con modelli a termine (contro l’11,7% della media dei lavoratori in Italia) ed il 32,3% esercita le mansioni in forma autonoma (rispetto al 22,7% nazionale).

Nei loro portafogli, poi, finisce un salario ridotto: "Più della metà (il 57,9%) percepisce un reddito netto mensile inferiore ai 1.000 euro (contro il 24,9% tra tutti gli occupati), con l’unica eccezione del comparto sportivo, che risulta più allineato alle retribuzioni medie".

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