I calciatori dell'Africa Promo Foot
I calciatori dell'Africa Promo Foot
Per la prima volta in Italia avremo, in un campionato ufficiale, una squadra composta di soli calciatori di colore. La società si chiama "Africa Promo Foot", ha sede a Belforte all’Isauro, nel territorio di Pesaro-Urbino, e si è iscritta al campionato provinciale di Terza categoria della Figc, che inizierà il 10 di ottobre: 23 calciatori e 7 dirigenti, tutti extracomunitari innamorati del gioco del calcio. Un progetto che vede, come sponsor principale, Massimo Galletti, direttore amministrativo della ditta Idrofoglia, che ha alle dipendenze 120 senegalesi. "Ci stiamo allenando al campo sportivo di Frontino – spiega Saliou Ba, anima della squadra nel ruolo di allenatore-giocatore – e abbiamo raggiunto l’accordo per...

Per la prima volta in Italia avremo, in un campionato ufficiale, una squadra composta di soli calciatori di colore. La società si chiama "Africa Promo Foot", ha sede a Belforte all’Isauro, nel territorio di Pesaro-Urbino, e si è iscritta al campionato provinciale di Terza categoria della Figc, che inizierà il 10 di ottobre: 23 calciatori e 7 dirigenti, tutti extracomunitari innamorati del gioco del calcio. Un progetto che vede, come sponsor principale, Massimo Galletti, direttore amministrativo della ditta Idrofoglia, che ha alle dipendenze 120 senegalesi.

"Ci stiamo allenando al campo sportivo di Frontino – spiega Saliou Ba, anima della squadra nel ruolo di allenatore-giocatore – e abbiamo raggiunto l’accordo per giocarci, di sabato, durante la stagione che sta per partire. A tifare per noi, diversi senegalesi, nigeriani, marocchini, e anche italiani".

Partiamo da lei, si racconti...

"Mi chiamo Saliou Ba, sono nato in Senegal nel 1995, sono arrivato in Italia nel luglio 2013 con il ricongiungimento familiare. Abitavo a Lunano, ma quest’anno, dopo la morte di mio padre Talla Ba, mi sono trasferito a Belforte all’Isauro, dove vivo con mia moglie e due fratelli".

Come è nato l’amore per il pallone?

"Sono stato appassionato di calcio fin da piccolo: ogni volta che tornava dall’Italia, mio padre mi portava palloni e maglie per la squadra del nostro paese. Quando sono arrivato qui, sono entrato nella squadra Juniores di Piandimeleto e ho vestito diverse maglie per poi giocare due stagioni a San Sisto, dove ho segnato anche 10 reti".

È stato facile integrarsi in queste squadre?

"Non è stato tanto facile, per la verità, forse perché sono di colore e si aspettavano che corressi come una gazzella, oppure perché non parlavo molto bene l’italiano. Altri miei compagni e amici hanno avuto gli stessi problemi".

Come è nata Africa Promo Foot?

"Quando sono arrivato in Italia, vidi giocare un gruppo di ragazzi al campetto di Lunano. C’erano italiani, albanesi, ragazzi della comunità, nigeriani, marocchini, ma più della metà erano senegalesi come me. Col passare degli anni, sono andati via tutti i veterani e siamo rimasti solo noi giovani. Così, ho iniziato ad organizzare delle partite contro altre squadre che avevano degli stranieri nelle zone di Montecchio, Fano, Riccione, Rimini. Già nel 2020 volevo iscrivere il team in Terza categoria, ma la malattia di mio padre me l’ha impedito. Ora ci sono riuscito. Nessuno ci credeva, ma io ce l’ho fatta".

Che cosa l’ha spinta a credere in questo progetto?

"Non siamo solo una squadra ma una famiglia, ci divertiamo tantissimo, possiamo stare ore a parlare e ridere di tutto. Tra i motivi per cui ho creato la squadra c’è quello di poter coinvolgere molti ragazzi che, pur essendo davvero bravi, non hanno possibilità di allenarsi lontano da qui, perché non possiedono l’auto o fanno i turni al lavoro".

Ma perché solo stranieri e neanche un italiano in squadra?

"Alcuni penseranno che questa squadra, dove ci sono anche alcuni gambiani e marocchini, non voglia l’integrazione o addirittura sia un po’ razzista, ma non è affatto così: non ci sono italiani semplicemente perché non abbiamo trovato nessuno a cui interessa il mio progetto. Se un domani un bianco volesse entrare a far parte della squadra sarà il benvenuto, da giocatore o dirigente".

Il suo sogno nel cassetto?

"Realizzare quello che mi piace da sempre: allenare, insegnare i movimenti, i dettagli del calcio. Mi sto preparando a fare il corso di allenatore giovani calciatori licenza C. Spero un giorno di arrivare ad allenare una squadra di serie A e vincere titoli come hanno fatto i miei idoli: Mourinho e Antonio Conte".