Vaccinati di serie A e di serie B. E a decidere sarà la scarsità di dosi disponibili o il destino, anche se – come dimostrano le inchieste spuntate un po’ ovunque sulle file saltate, grazie ai soliti amici degli amici, per avere prima di tutti il siero anti Covid – spesso in Italia non c’è nulla di più pilotato di ciò che dovrebbe essere casuale. Il problema è tutto nella diversa efficacia dei vari sieri contro una possibile infezione. Quello prodotto da PfizerBioNTech, secondo gli studi clinici, raggiunge il 94%. Quello di Moderna il 95,6%, mentre quello di AstraZeneca si ferma al 59,5%. Per fortuna tutti e tre i composti sono assolutamente validi (con risultati che oscillano tra il 90 e il 100%) nel proteggere dalle...

Vaccinati di serie A e di serie B. E a decidere sarà la scarsità di dosi disponibili o il destino, anche se – come dimostrano le inchieste spuntate un po’ ovunque sulle file saltate, grazie ai soliti amici degli amici, per avere prima di tutti il siero anti Covid – spesso in Italia non c’è nulla di più pilotato di ciò che dovrebbe essere casuale. Il problema è tutto nella diversa efficacia dei vari sieri contro una possibile infezione. Quello prodotto da PfizerBioNTech, secondo gli studi clinici, raggiunge il 94%. Quello di Moderna il 95,6%, mentre quello di AstraZeneca si ferma al 59,5%. Per fortuna tutti e tre i composti sono assolutamente validi (con risultati che oscillano tra il 90 e il 100%) nel proteggere dalle forme più gravi del Covid.

Resta comunque il fatto che il vaccino su cui ha maggiormente puntato l’Italia (in termini di dosi prelazionate per il primo semestre 2021, per un totale che prima dei tagli superava i 40 milioni) è quello che offre uno scudo più piccolo dietro cui ripararsi. E anche il siero della Johnson & Johnson, in via di approvazione e che nel secondo semestre la farà da padrone con 39 milioni di unità preacquistate, offre un livello di difesa contro una semplice infezione del 66%.

La grana in agguato è evidente. Come verrà deciso a chi toccheranno i vaccini di serie A, quelli che proteggono di più per intenderci? Una prima indicazione è arrivata ieri dall’Aifa. La raccomandazione di utilizzare AstraZeneca solo sugli under 55 significa che fino a che non ci sarà l’ok a Johnson & Johnson molto probabilmente ai più giovani verrà destinato il siero meno efficace. Ma c’è un altro lato della medaglia. "Il paradosso – spiega il presidente della Società italiana medicina generale Claudio Cricelli – è che seguendo questa logica, visto che le dosi di Pfizer e Moderna già scarseggiano, verranno protette dalle forme gravi del Covid le persone che in teoria ne hanno meno bisogno. C’è anche da tenere conto che aumentando il tempo che passa tra la somministrazione della prima e della seconda dose, AstraZeneca aumenta la sua efficacia". Aspetto, quest’ultimo, su cui l’Agenzia del farmaco nel dare il via libera ha deciso di aspettare a fornire una linea guida.

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Per ora, ed è bene tenerlo a mente, quella dell’Aifa è una raccomandazione. Questo significa che in pura linea teorica potrebbe anche venire ignorata dal ministero della Salute, che potrebbe decidere di seguire pedissequamente le indicazioni dell’Ema. L’Agenzia del farmaco europea, infatti, ha deciso di non porre limiti di età al siero AstraZeneca per i maggiorenni che si vogliono vaccinare. È raccomandato per tutti alla stessa maniera. Nonostante indici di efficacia diversi, viene considerato di fatto equivalente a Pfizer e Moderna. Sconfessare l’Aifa, tuttavia, secondo fonti interne, appare una strada decisamente in salita.

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Quel che sembra certo, praticamente scolpito nella roccia, è che non si potrà scegliere il siero che ci verrà inoculato. Quando prenoteremo l’appuntamento, ci verrà somministrato un composto a seconda delle disponibilità. Una scelta che sembra convincere Senior Italia Federanziani. "Noi siamo per la vaccinazione obbligatoria. È meglio che siano i tecnici – spiega il presidente Roberto Messina – a decidere quale prodotto somministrare. Anche perché, ed è bene ricordarlo, se la disponibilità delle dosi non fosse un problema, grazie ai nostri medici sul territorio saremmo in grado di proteggere un milione di persone al giorno. Questo significherebbe poter vaccinare l’intero Paese in due mesi. Solo l’Italia, in tutto il mondo, ha il potenziale per realizzare un’impresa del genere".