Superlega, il sondaggio di Antonio Noto
Superlega, il sondaggio di Antonio Noto
Anche se il progetto della Superlega sembra essere rientrato e tutti gli attori coinvolti hanno fatto un passo indietro, il problema di quale sarà il futuro del calcio rimane, nella consapevolezza che per non rischiare il fallimento dell’intero sistema qualcosa dovrà pur cambiare. La spinta data nei giorni scorsi da alcuni club blasonati europei, che avrebbero voluto creare un nuovo campionato circoscritto solo per loro, ha messo da parte la questione, senza risolverla. Quindi in una maniera o in un’altra il tema si ripresenterà, magari con altri progetti. Negli ultimi 20 anni è cambiato il...

Anche se il progetto della Superlega sembra essere rientrato e tutti gli attori coinvolti hanno fatto un passo indietro, il problema di quale sarà il futuro del calcio rimane, nella consapevolezza che per non rischiare il fallimento dell’intero sistema qualcosa dovrà pur cambiare. La spinta data nei giorni scorsi da alcuni club blasonati europei, che avrebbero voluto creare un nuovo campionato circoscritto solo per loro, ha messo da parte la questione, senza risolverla. Quindi in una maniera o in un’altra il tema si ripresenterà, magari con altri progetti.

Negli ultimi 20 anni è cambiato il profilo della proprietà delle società calcistiche, si è passato dal ’presidente tifoso’ alla creazione pura di business, con l’entrata di multinazionali, di sceicchi e magnati russi e cinesi nelle compagini di molte squadre europee. Se negli anni scorsi questo sembrava la salvezza dell’economia del sistema calcio, oggi con la crisi economica in atto e la perdita degli introiti paradossalmente proprio le squadre più ricche e che vantano un capitale di alto valore dei giocatori tesserati sembrano quelle in maggiore difficoltà.

Nel frattempo però il calcio è cambiato e sarebbe solo un’illusione poter pensare che la soluzione possa essere quella di ritornare indietro al periodo in cui erano soprattutto i tifosi a sostenere anche economicamente le squadre con le loro presenze negli stadi. In questo contesto gli italiani, pur bocciando il progetto Superlega, sono consapevoli che il sistema calcistico presenti criticità tali da essere vicino alla soglia del ’non ritorno’.

Infatti se è vero che il 62% si è dichiarato contrario all’ipotesi della creazione di una Superlega – tra questi anche circa un terzo dei tifosi di Juve, Inter e Milan, le tre italiane che avrebbero dovuto partecipare alla nuova competizione – dall’altra la maggioranza dei tifosi è insoddisfatta di come oggi è gestito il mondo del calcio. Il 67% afferma che non c’è più una sana competizione tra le squadre e che quindi i club che possono vincere lo scudetto o le coppe sono sempre gli stessi da anni ed è difficile che ci sia un outsider.

Questo accade anche nel campionato italiano, basti pensare che negli ultimi 9 anni lo scudetto è stato conquistato sempre dalla Juventus e il prossimo è virtualmente cucito sulle maglie dell’Inter. Non a caso entrambe società multinazionali o con capitali cinesi. Però per gli stessi tifosi è impensabile (68%) poter effettuare un campionato senza le squadre meno forti, anche se hanno poche probabilità di vincere scudetti e coppe.

Un altro dato che colpisce è che se per gli italiani i grandi campioni sono diventati idoli e spesso anche riferimenti di stili di vita, al contempo però si ritiene che i loro alti guadagni siano la causa prevalente della crisi del calcio: il 58% pensa che comunque dovrebbe essere considerata l’ipotesi di inserire una soglia massima sugli ingaggi e il 72% è dell’opinione che sia eticamente inaccettabile che un calciatore possa guadagnare vari milioni all’anno.

*direttore Noto Sondaggi