Molta acqua è passata sotto i ponti e anche se era già accaduto che nelle aule del parlamento bianchi, rossi e verdi andassero d’accordo, stavolta il mondo è cambiato sul serio. Così Roma, la Roma politica, sempre disincantata perché tutto ciò che succede qui è già successo, stavolta osserva con lo stupore della prima volta il banchiere dei banchieri che si emoziona al debutto in un’aula parlamentare. Sapendo però che il ’tutti insieme’ di oggi non è come quello del ’46, quando si collaborava perché la politica aveva in qualche modo trionfato: stavolta si sta assieme perché la politica ha perso. Allora era stata una dimostrazione di forza, adesso di impotenza. Draghi ci prova a evocare il clima del Dopoguerra, l’unità nazionale, la ricostruzione. Ma stavolta le macerie sono loro,...

Molta acqua è passata sotto i ponti e anche se era già accaduto che nelle aule del parlamento bianchi, rossi e verdi andassero d’accordo, stavolta il mondo è cambiato sul serio. Così Roma, la Roma politica, sempre disincantata perché tutto ciò che succede qui è già successo, stavolta osserva con lo stupore della prima volta il banchiere dei banchieri che si emoziona al debutto in un’aula parlamentare. Sapendo però che il ’tutti insieme’ di oggi non è come quello del ’46, quando si collaborava perché la politica aveva in qualche modo trionfato: stavolta si sta assieme perché la politica ha perso. Allora era stata una dimostrazione di forza, adesso di impotenza.

Draghi ci prova a evocare il clima del Dopoguerra, l’unità nazionale, la ricostruzione. Ma stavolta le macerie sono loro, i politici, i partiti o quel che resta dei partiti, delle loro promesse disattese, del loro sovranismo rinnegato, delle loro leadership deboli e incerte, di quella immonda caccia ai responsabili di cui adesso paiono essersi scordati tutti. Dal Pd, completamente sballottato tra il ’Conte o morte’ e il ’viva Draghi’, ai Cinquestelle più di là che di qua, alla Lega che si è vista premiare con un ministero tutti quelli in polemica con il segretario. Anche delle opposizioni, in fondo, costrette per forza di cose a sperare che le cose non vadano bene. Peggio andrà Draghi meglio sarà per loro, e per chi si dice tifoso dell’interesse nazionale non è un gran feeling con se stesso.

Così l’atmosfera in Senato è quella di un giorno strano, e come tutti i giorni strani anche un po’ falso. Tutti sanno che la maggioranza più larga della storia della repubblica è un arzigogolo computistico, e che di questo giorno strano presto non ci sarà ricordo. Ognuno ne porterà vergogna, anche se per una piccola quota.

I senatori assistono quindi po’ incuriositi ma soprattutto un po’ suonati al Draghi che, con il suo stile da whatever it takes, demolisce quello che è stato fatto finora, dal Conte I al Conte II, in pratica da ognuna delle le forze presenti in Parlamento, quelle che lo applaudono. Tutti, chi più chi meno, hanno una qualche batosta recente da smaltire, ammaccati dentro e fuori, nessuno ha la forza per reagire ma neppure per applaudire più forte di come deve. Il minimo sindacale. L’accoglienza è convinta ma non calorosa, come Draghi fosse un po’ un lockdown della politica e quindi di loro stessi, che si fa ma si spera finisca prima possibile. Draghi è un po’ straniero a tutti. I senatori e i capi partito gli danno del lei, nessuno riesce a parlargli, lui resta la sfinge che è sempre stato.

Così quando la volontà non riesce a volare dove immagina, lo spirito si posa dove può. Aggrappandosi a un sogno da sottosegretario, a un brandello di frase contenuta nel discorso del premier, alla strapazzata vergata agli ex nemici adesso seduti allo stesso banco. "Hai visto che faccia ha fatto Salvini quando ha detto che l’euro è irreversibile?", e giù di gomito. "Chissà che cosa avrà pensato Speranza quando ha spiegato che i vaccini li faranno anche i privati", ed ecco un sorrisetto.

Il massimo del godimento è quindi l’imbarazzo causato al vicino di maggioranza, un piccolo moto dell’animo da tenere però sotto controllo, perché non si veda troppo. In fondo l’avvio choc del governo con le polemiche incrociate tra ministri prima ancora della fiducia ha impaurito tutti. Quelli stessi che le polemiche avevano suscitato.

Tutti capiscono che l’equilibrio è molto complicato, che per adesso ogni cosa si regge sul prestigio personale del premier, ma che basterà poco a far saltare il gioco. "Tutto, a parte la vostra personale cortesia, è contro di me....", come De Gasperi alla conferenza di pace di Parigi nel ’46. E che al primo barcone, che alla prossima campagna elettorale amministrativa quando andranno al voto città fondamentali come Roma, Napoli e Milano, l’atmosfera sospesa di oggi troverà un esito diverso. Purtroppo, quasi mai migliore.

Pierfrancesco De Robertis