"La spesa complessiva per i regali di Natale, secondo le nostre ultime rilevazioni, calerà del 18%, passando dai quasi 9 miliardi di euro del 2019 a 7,3 – avvisa Enrico Postacchini, responsabile commercio e città di Confcommercio –. In più, molte imprese ancora sono chiuse per l’emergenza Covid e molte altre,...

"La spesa complessiva per i regali di Natale, secondo le nostre ultime rilevazioni, calerà del 18%, passando dai quasi 9 miliardi di euro del 2019 a 7,3 – avvisa Enrico Postacchini, responsabile commercio e città di Confcommercio –. In più, molte imprese ancora sono chiuse per l’emergenza Covid e molte altre, a cominciare dai centri commerciali, irragionevolmente devono osservare misure di chiusura nei weekend. Questi lockdown parziali aggravano una situazione già disastrosa".

Perché ritenere ingiustificate queste chiusure?

"I nostri imprenditori hanno bisogno di certezze e i consumatori devono avere la possibilità di comprare, anche i regali di Natale, in tutte le tipologie distributive. Il nostro modello è una ricchezza, in questa fase nessun segmento deve essere penalizzato. Le misure imposte dall’ultimo Dpcm però ignorano la drammaticità della situazione. Così Confcommercio, con le altre sigle, ha sottoscritto l’appello pubblicato su numerosi quotidiani".

Dunque, non si spiegano le discriminazioni?

"No. Gli imprenditori dei centri commerciali, al pari dei colleghi che operano nei negozi delle vie cittadine, hanno investito risorse e impegno per rispettare gli standard di sicurezza previsti dalle normative. In questa fase tutto il commercio continua, senza grandi distinzioni, a soffrire".

Chiedete che il governo faccia un passo indietro?

"Sì, queste norme devono cambiare per permettere ai 40mila negozi, piccoli, medi, grandi, senza distinzione, presenti in 1.300 centri commerciali, di accogliere le persone che vogliono fare acquisti in sicurezza".