FUJAIRAH (Emirati Arabi Uniti) Giornata di tensione nel Golfo dell’Oman. Nel pomeriggio ben sei petroliere avrebbero perso il controllo. Una di esse, l’Asphalt Princess, sarebbe stata assalita dai pirati, che l’avrebbero dirottata: il gigante del mare, che batte bandiera panamense, si trova a 60 miglia nautiche da Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Almeno otto uomini armati avrebbero preso in ostaggio l’equipaggio, secondo quanto riferito da fonti dell’intelligence britannica. Tra le altre navi, la Golden Brilliant, avrebbe colpito una mina, mentre la Queen Ematha, battente bandiera della Guyana, e la Abyss (Vietnam) avrebbero avuto semplici semplici problemi tecnici, risolti in poche ore. Poco si sa, infine, dell’indiana Jag Pooja e della...

FUJAIRAH (Emirati Arabi Uniti)

Giornata di tensione nel Golfo dell’Oman. Nel pomeriggio ben sei petroliere avrebbero perso il controllo. Una di esse, l’Asphalt Princess, sarebbe stata assalita dai pirati, che l’avrebbero dirottata: il gigante del mare, che batte bandiera panamense, si trova a 60 miglia nautiche da Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Almeno otto uomini armati avrebbero preso in ostaggio l’equipaggio, secondo quanto riferito da fonti dell’intelligence britannica.

Tra le altre navi, la Golden Brilliant, avrebbe colpito una mina, mentre la Queen Ematha, battente bandiera della Guyana, e la Abyss (Vietnam) avrebbero avuto semplici semplici problemi tecnici, risolti in poche ore. Poco si sa, infine, dell’indiana Jag Pooja e della Kamdhenu, battente bandiera delle Isole Cook: anche qui si suppone un’avaria tecnica ma, dopo alcune ore, le navi non erano ancora ufficialmente sotto controllo. L’allarme, riportato da diversi organi di stampa, è stato lanciato dalla United Kingdom Maritime Trade Operations, che ha avvisato di mantenere la massima cautela alle altre imbarcazioni dell’area. Nessuna delle petroliere coinvolte risulta legata a interessi israeliani o britannici. E un aereo delle forze armate dell’Oman sta monitorando l’area a bassa quota.

Immediato lo scambio di accuse tra Israele e Iran: l’incidente infatti arriva dopo l’attacco di venerdì scorso con un drone a una petroliera di proprietà anche di un israeliano, che ha causato due morti ed è stato attribuito a fiancheggiatori di Teheran. Il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, ha avvertito che lo Stato Ebraico è pronto ad "agire da solo" per contrastare le aggressioni del suo grande avversario.

I Guardiani della Rivoluzione, di contro, hanno negato ogni coinvolgimento e bollato le accuse come un tentativo di creare un pretesto per "azioni ostili" contro l’Iran. Un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha addirittura definito "sospetto" l’accavallarsi di tanti incidenti in poco tempo e ha ribadito la disponibilità dell’Iran alla cooperazione.

Gli interessi in ballo sono certamente grandi. In quel tratto del Mare Arabico, compreso fra la costa dell’Oman e quella più meridionale dell’Iran, passa circa il 40% del petrolio mondiale. In questo braccio di mare, un po’ più largo e un po’ meno lungo dell’Adriatico, si gioca una pericolosa "guerra ombra", che vede contrapposti gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Da un punto di vista geopolitico, il Golfo Persico è l’unica area che separa l’Iran dalle monarchie del Golfo e, di conseguenza, dalle basi statunitensi presenti sul loro territorio. Ma, soprattutto, è tra le più grandi riserve di petrolio e gas al mondo e, pertanto, uno dei principali snodi per il commercio globale di idrocarburi. Nel 2018, in media 20,7 milioni di barili hanno attraversato lo stretto di Hormuz su base quotidiana, un vero e proprio crocevia per l’oro nero.

La partita che si gioca in quest’area, tra il Golfo di Oman e quello Persico, è dunque di primaria importanza economica e geopolitica. Allo stato attuale è solo possibile ipotizzare i vari schieramenti in cui oggi è diviso il Golfo Persico – Iran da una parte, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dall’altra – mentre Stati Uniti e Israele si contrappongono all’Iran nel Golfo dell’Oman.

Ebbene tutti questi attori hanno forti motivazioni per ricercare lo scontro, anche se negli scorsi mesi l’Iran ha più volte ribadito che se non gli fosse più permesso di esportare il proprio petrolio per via delle sanzioni, nessun altro Paese avrebbe potuto farlo. Inoltre l’Iran con questi attacchi potrebbe voler riaffermare il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, l’importantissimo checkpoint da cui transita circa il 40% del petrolio commerciato via mare.

red. est.