21 mar 2022

I piccoli lettori pagano in bookcoin "Ecco a voi venti Rodari e un Dahl"

L’idea della maestra-scrittrice Grazia Gotti: finte banconote come buono regalo per i bambini in difficoltà "Li distribuiamo alle librerie in rete con noi. In un Paese che non legge investiamo sui ragazzi under 14"

viviana
Cronaca

di Viviana

Ponchia

Le pizzette rinsecchite, gli spritz annacquati dell’happy hour. È lì che vanno i soldi. Apri un bar, dai. Senza dimenticare che oggi anche le unghie vendono bene. Alla gente piace trangugiare a caso e farsi bella. Nell’ottica commerciale, purtroppo correre dietro a chi si rintana sotto un melo a leggere condanna al fallimento e per osmosi alla sociopatia. Grazia Gotti lo sa. E non si pente. Sono anni che questa sorprendente maestra, pedagogista e scrittrice, co-fondatrice della storica libreria bolognese Giannino Stoppani e dell’Accademia Drosselmeier, prende nota dei gusti del mondo. E un po’ per provocare, ma soprattutto perché ci crede, arrivata ai settanta, ha lanciato l’idea dei bookcoin: una nuova moneta che serve solo ad acquistare libri per l’infanzia, preludio di una Banca mondiale da sogno.

Un bel gioco, signora Gotti. E carine le banconote con Pippicalzelunghe. Chissà cosa pensano di lei gli squali dell’aperol, della manicure e delle vere critpovalute.

"Probabilmente che sono una pazza squinternata. Non troverai mai chi ti ammira perché hai aperto una libreria. I commercianti puri ti guardano con compassione perché pensano ai tuoi magri guadagni. Gli intellettuali ti considerano un bottegaio. Ma siamo gente coraggiosa. E il gioco del Bookcoin sta piacendo parecchio".

Per semplificare: la vostra Zecca conia soldi tipo Monopoli. I bambini li ricevono in regalo e li usano come moneta circolante per comprare libri? Quindi chi si arricchisce sono loro?

"Si arricchisce un Paese di ignoranti che legge pochissimo. E che se vuole una speranza di riscatto deve cercarla nei giovanissimi. Sotto i 14 anni sette bambini su dieci amano leggere. Il nostro investimento sono loro. Bisogna prenderli da piccoli, tirarli fuori dal branco. Dopo non ne potranno più fare a meno. Confido nei filantropi contemporanei".

Denaro finto per comprare libri veri. Come è nata l’idea?

"Dalla mia rassegnazione a non capire cosa siano i bitcoin, una sera mentre mettevo i piatti nella lavastoviglie. Da bit a book. Il nonno viene in libreria e chiede un buono per il nipote. E io faccio di più. Come li vuole dividere questi cento euro? Due pezzi di Rodari? Quattro Dahl? Il bambino si trova in mano il denaro ed è già una forma di comunicazione, entra immediatamente nel mondo del Grande gigante gentile. Li spende, poi fa la faccia triste perché si è affezionato alla banconota. Allora la libraia indulgente invalida con uno scarabocchio e dice: “Tieni pure, così ci giochi a casa“".

Non tutti hanno un nonno con cento euro in tasca.

"Di qui l’idea del filantropo e della banca per mettere i libri in mano a chi non ne ha mai visto uno in casa. Abbiamo cominciato a distribuire il denaro alle librerie per ragazzi della nostra rete. Metto un tot sul loro conto e spedisco l’equivalente in Bookcoin. Maria Carmela Polisi, libraia di Pomigliano, li porta alle mamme in difficoltà e alle prostitute di Castelvolturno. Ci va di persona con un furgone ogni mercoledì. Un superlavoro. Ho in mente una start up di giovani svelti al computer per gli smistamenti. Una fondazione come ce ne sono in America, mentre noi preferiamo l’elemosina".

L’anima di un individuo risiede nei libri che legge. Tre titoli imprescindibili entro i 14 anni?

"Ascolta il mio cuore, di Bianca Pitzorno, per capire qualcosa della vita. Tutto Roald Dahl per smascherare il comportamento degli adulti. E un bel fumetto, in giro ce ne sono di straordinari, lontani anni luce dai manga giapponesi".

Niente Harry Potter?

"Dico no, anche se ho il mondo contro. Ancora non riesco a capire questa isteria di massa. La lettura è un fatto anarchico e individuale, non ha senso andare tutti insieme a mezzanotte ad aspettare l’uscita di un romanzo".

Purché si legga...

"Ma perché, potendo scegliere? Dico no anche a Geronimo Stilton, che detesto cordialmente. E alla ignobile fortuna dei Diari di una Schiappa".

Nella sua vita fatta di libri, quale le ha cambiato la vita?

"Pinocchio. Letto a 30 anni durante le vacanze di Natale. Quei sussidiari gettati in mare e risputati dai pesci sono stati una folgorazione: si può imparare godendo, senza soffrire. Collodi lo aveva capito. E pensava che per l’Italia ci fossero margini di miglioramento".

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