1 feb 2022

I nostri ragazzi, il loro futuro e il manganello

michele brambilla
Cronaca
featured image
featured image
L'editoriale di Michele Brambilla

Tra la rielezione di Mattarella e le fondamentali conferenze stampa di Amadeus è passato un po’ (troppo) sotto silenzio quel che è successo nei giorni scorsi in alcune piazze d’Italia. Centinaia di studenti – per lo più delle medie superiori, quindi 16-17-18enni – si erano radunati per manifestare la loro rabbia per la morte di Lorenzo Parelli, un ragazzo di 18 anni schiacciato da una putrella di acciaio, in una carpenteria di Udine, durante il suo ultimo giorno di stage. Frequentava un istituto professionale e lo stage faceva parte della famosa alternanza scuola-lavoro. Le manifestazioni degli studenti sono finite, purtroppo, a manganellate.

Manganellate a Milano, davanti alla sede di Assolombarda, manganellate a Torino in piazza Arbarello, disordini in molte altre città. La determinazione (chiamiamola così) della polizia nei confronti di questi ragazzi ha provocato la reazione indignata di diversi osservatori e di qualche politico come Enrico Letta ("Cariche molto gravi, qualcuno deve rispondere"). Se guardate i filmati di queste cariche, sentirete la voce fuori campo di alcuni passanti che gridano alla polizia: "Fermi, fermi, ma non vedete che sono ragazzini?".

E in effetti può anche darsi che da qualche parte ci sia stato qualche provocatore infiltrato: ma, nella stragrande maggioranza, si trattava appunto di ragazzini. Ha fatto specie poi la differenza di trattamento riservata, in altre manifestazioni quelle sì piene di estremisti (in mezzo ai No vax, ad esempio), a chi urlava e danneggiava impunito.

L’uso del manganello non solo è sbagliato di per sé, in casi come questi: ma testimonia l’assoluta non comprensione di quanto stava accadendo e sicuramente accadrà ancora. Non si tratta infatti solo di una morte sul lavoro: di quelle ce ne sono ahimè tante, e se nel caso di Lorenzo Parelli c’è qualche responsabile, ci penserà la magistratura a punirlo. È che c’è qualcosa di più profondo – e a quanto pare non compreso – nella rabbia di quei ragazzi scesi in piazza. C’è la presa d’atto di una difficoltà senza precedenti, per chi esce dalla scuola, nel trovare un posto di lavoro. Quando va bene, si trova appunto uno stage, a 500 euro o gratis; e spesso quando esce uno stagista ne entra un altro, in un turnover alla fine del quale non viene assunto mai nessuno. Quando eravamo ragazzi noi, magari lavoravamo gratis per molto tempo, pur di imparare un mestiere: ma avevamo una prospettiva. Sapevamo che poi finiva così: con un posto di lavoro, addirittura fisso.

La vera emergenza strutturale è questa, ben più di una pandemia che si spera occasionale. Prenderla a manganellate significa non capire nulla di ciò che sta covando sotto la cenere.

 

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?