Via Cherubini a Milano, dove venne ucciso Luigi Calabresi
Via Cherubini a Milano, dove venne ucciso Luigi Calabresi
Gli ex terroristi hanno sempre potuto contare su un milieu giustificazionista e perdonista. E non solo fra gli ex compagni o camerati pronti a chiamare vendetta la giustizia. I social sono pieni di commenti, non di rado contrari agli arresti. E ieri è tornato in campo Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, che fu condannato a 22 anni di carcere quale mandante, proprio assieme a Giorgio Pietrostefani, dell’omicidio del commissario Calabresi, per il quale ha scontato 9 anni in carcere e 7 in semilibertà e arresti domiciliari. "La sporca decina è raschiare il barile. Non farò torto alle altre e gli altri della retata – ha scritto al Foglio – osservando che Giorgio Pietrostefani, ‘Pietro’, già condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio Calabresi, è il piatto forte...

Gli ex terroristi hanno sempre potuto contare su un milieu giustificazionista e perdonista. E non solo fra gli ex compagni o camerati pronti a chiamare vendetta la giustizia. I social sono pieni di commenti, non di rado contrari agli arresti. E ieri è tornato in campo Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, che fu condannato a 22 anni di carcere quale mandante, proprio assieme a Giorgio Pietrostefani, dell’omicidio del commissario Calabresi, per il quale ha scontato 9 anni in carcere e 7 in semilibertà e arresti domiciliari. "La sporca decina è raschiare il barile. Non farò torto alle altre e gli altri della retata – ha scritto al Foglio – osservando che Giorgio Pietrostefani, ‘Pietro’, già condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio Calabresi, è il piatto forte della retata svoltasi in ora antelucana, come da regolamento, un’operazione congiunta di polizie e intelligence che ha portato all’arresto di ‘7 ex terroristi’ a Parigi. Bravi! E adesso che ve ne fate?". Giustizia? A Sofri interessa altro. "Nei decenni trascorsi dopo il rifugio in Francia, non uno dei condannati – dice – ha commesso un solo reato. La cosiddetta ‘dottrina Mitterrand’ – sostiene Sofri – ha realizzato il fine più ambizioso e solenne che la giustizia persegua: il ripudio sincero della violenza da parte dei suoi autori, e così, con la loro restituzione civile, la sicurezza della comunità. La Francia repubblicana è riuscita dove il carcere fallisce". E quindi mettiamoci una pietra sopra e pazienza per le vittime, che una amnistia non farà resuscitare.

Ex br e terroristi rossi: chi sono gli arrestati in Francia

Con lui anche molti ex terroristi. Parla di "vendetta postuma da parte delle istituzioni", l’ex fondatore di Prima LineaSergio Segio, che ha scontato 22 anni di prigione "ma all’art. 27 della Carta – aggiunge – non mi pare sia contemplato il diritto alla vendetta. Portare in carcere Pietrostefani, 78 anni, pluriammalato, per fatti di 48 anni fa, è il segno di una giustizia che sa solo mostrarsi forte con i deboli". "Sono disgustato, riarrestateci tutti", attacca un altro dei fondatori di Prima Linea, Enrico Galmozzi, che fu condannato per gli omicidi di Enrico Pedenovi e di Giuseppe Ciotta. E c’è chi, come Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio, evoca lo sciopero della fame. "Questo paese appena cinque anni dopo la guerra – rincara la dose Paolo Persichetti, negli anni ‘80 nelle Brigate Rosse, 22 anni per banda armata – ha dato amnistia e indulto a membri delle bande di fascisti che torturavano. Sembra che solo i reati degli anni ‘70 siano imprescrittibili".

Ma non sono solo i terroristi a criticare la retata. Ci sono anche alcuni intellettuali. "L’unico mio commento – osserva lo scrittore Erri De Luca (che già disse: "La lotta armata non era terrorismo, fu guerra civile") – è la strofa di una canzone di De André: cos’altro vi serve da queste vite?". E a sorpresa anche un intellettuale di area socialista-liberale come il politologo Ernesto Galli della Loggia, intervistato da Huffington Post, più che gli arresti e le estradizioni perora l’urgenza di una riconciliazione nazionale: "C’è in questa vicenda un aspetto di inutilità e di superfluità. Cesare Beccaria diceva che le pene sono efficaci se immediate. Parlare di vendetta o di accanimento è dire troppo, ma una superfluità c’è. Il terrorismo è stato anche un fenomeno politico. Certo, estremo perché comportava l’omicidio. Ma questo implica che anche la sanzione non possa che avere un punto di vista politico. Dopo tanti anni, un provvedimento di amnistia avrebbe potuto esserci. Io l’avrei visto con favore".

E Della Loggia si spinge addirittura a ipotizzare che "un’autorità della Repubblica, il presidente della Repubblica o del Consiglio, potrebbe esercitare una moral suasion privata sui familiari delle vittime. Un invito non a perdonare ma a dimenticare". Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ’o passato.