di Alessandro Farruggia Chi rifiuta il Green pass è un costo per il Paese. In primis per il sistema sanitario nazionale, che per questo paga una cifra tra i 63 e i 70 milioni di euro al mese, ma anche per il contributo statale ai tamponi dei minori e per la necessità di garantire la sicurezza delle manifestazioni no vax, mentre per le aziende il peso è più sfumato. Stime del ministero della Sanità parlano comunque di costi oltre 250 milioni a fine anno. Secondo Confindustria, da noi interpellata, non c’è un costo diretto per le aziende dato che il lavoratore che non si dota del Green pass viene immediatamente sospeso dallo stipendio e da qualsiasi altro emolumento. Il problema semmai è sull’organizzazione del lavoro, perché il decreto dà facoltà alle aziende con meno di 15 dipendenti di sostituire temporaneamente (fino a complessivi 20 giorni su...

di Alessandro Farruggia

Chi rifiuta il Green pass è un costo per il Paese. In primis per il sistema sanitario nazionale, che per questo paga una cifra tra i 63 e i 70 milioni di euro al mese, ma anche per il contributo statale ai tamponi dei minori e per la necessità di garantire la sicurezza delle manifestazioni no vax, mentre per le aziende il peso è più sfumato. Stime del ministero della Sanità parlano comunque di costi oltre 250 milioni a fine anno. Secondo Confindustria, da noi interpellata, non c’è un costo diretto per le aziende dato che il lavoratore che non si dota del Green pass viene immediatamente sospeso dallo stipendio e da qualsiasi altro emolumento.

Il problema semmai è sull’organizzazione del lavoro, perché il decreto dà facoltà alle aziende con meno di 15 dipendenti di sostituire temporaneamente (fino a complessivi 20 giorni su 53 fino al 31 dicembre) il lavoratore no green pass, ma nulla dice per le aziende più grandi. Il problema è delicato per i servizi pubblici – dai mezzi di trasporto a forze dell’ordine e vigili del fuoco – che hanno una quota tra il 5 e il 20% di no vax, che andranno a creare buchi nell’organico con conseguenze dirette sul servizio, che pagheranno i cittadini. Un costo sicuro è poi quello per la parziale copertura da parte dello Stato del prezzo dei tamponi, prevista esclusivamente per i test dei giovani tra i 12 e i 18 anni.

Per questo il Commissario straordinario per l’emergenza Covid ha stanziato fino al 31 dicembre la cifra di 45 milioni di euro. Il resto dei tamponi (al prezzo concordato di 15 euro) sarà pagato di no green pass. Se si considera che i tamponi valgono 48 ore, per avere la copertura di una settimana lavorativa di 5 giorni (o di 6) ne servono 3 alla settimana, dal 15 ottobre al 31 dicembre serviranno quindi 32 tamponi, come dire un esborso di 480 euro, che sono in larga parte a carico del lavoratore anche se alcune aziende, su base volontaria, hanno liberamente deciso di farsene carico (con conseguente costo).

Ma il grosso del costo dei no vax afferisce al sistema sanitario: i no vax sono costati alle nostre ASL la bellezza di 70 milioni di euro in un solo mese: dal 13 agosto al 12 settembre. E’ pura spesa aggiuntiva (alla quale peraltro andrà aggiunta quella per la cura del cosiddetto “long Covid“ , la malattia cronica), e che si sarebbe in larghissima parte evitata con la vaccinazione.

A stimare la cifra è un pluricitato lavoro realizzato dall’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) l’università Cattolica di Roma. "Il nostro studio – spiega Americo Cicchetti, direttore di Altems – tiene conto anche dei vaccinati che finiscono in ospedale, che sono il 13% dei ricoverati, e rivela che gli ospedalizzati non vaccinati evitabili, nel periodo considerato, ovvero dal 13 agosto al 12 settembre, sono ben 6.637".

Il costo giornaliero di ospedalizzazione stato stimato pari a 709,72 euro, mentre quello in terapia intensiva è pari a 1.680,59 euro, mentre la degenza media: pari a 11,3 giorni per i pazienti ricoverati in Area medica e 14,9 per coloro che transitano dalla terapia intensiva. "Ora – prosegue Cicchetti – dato che ogni paziente non vaccinato ospedalizzato ha un costo medio pro capite pari a 17.408 euro, il totale dei costi ammonta a 69.894.715 euro di cui, 51.166.079 euro per le ospedalizzazioni in area medica e 18.728.636 euro per le ospedalizzazioni in terapia intensiva". Lo studio sottolinea che l’87% dei non vaccinati ospedalizzati non sarebbe stato ricoverato in ospedale se avesse fatto la vaccinazione e il 92% avrebbe evitato il ricovero in terapia intensiva. Da notare che Cicchetti nei giorni scorsi ha aggiornato lo studio, spostandolo di un settimana in avanti. E con l’aumento della platea dei vaccinati i costi sono subito scesi.

"Nel periodo tra il 20 agosto e il 19 settembre – spiega il professor Cicchetti – gli ospedalizzati non vaccinati che avrebbero evitato il ricovero in area medica, se immunizzati, sono pari a 5.798, mentre quelli dell’area critica sono pari a 691. Il totale dei costi ammonta a 63.811.181 milioni di euro di cui 46.501.415,30 per le ospedalizzazioni in area medica e 17.309.766,11 per le ospedalizzazioni in terapia intensiva". Cifre evitabili, così come sarebbero evitabili i costi umani dei ricoverati e i morti non vaccinati.