di Nicola Palma MILANO Una città nel caos per quattro ore. Il centro di Milano bloccato da diecimila No vax che lo hanno percorso in lungo e in largo senza meta, per il tredicesimo sabato consecutivo. In serata le cariche della polizia in via Borgogna, a due passi da piazza San Babila, per evitare che le prime file dei manifestanti, capeggiati da alcune decine di anarchici, si avvicinassero alla sede della Prefettura e alla Camera del Lavoro, dove nel pomeriggio si è tenuto un presidio della Cgil: nove fermati e altri sedici identificati, il bilancio parziale destinato a crescere già oggi. Alle 17.30, il serpentone inizia a muoversi al...

di Nicola Palma

MILANO

Una città nel caos per quattro ore. Il centro di Milano bloccato da diecimila No vax che lo hanno percorso in lungo e in largo senza meta, per il tredicesimo sabato consecutivo. In serata le cariche della polizia in via Borgogna, a due passi da piazza San Babila, per evitare che le prime file dei manifestanti, capeggiati da alcune decine di anarchici, si avvicinassero alla sede della Prefettura e alla Camera del Lavoro, dove nel pomeriggio si è tenuto un presidio della Cgil: nove fermati e altri sedici identificati, il bilancio parziale destinato a crescere già oggi. Alle 17.30, il serpentone inizia a muoversi al grido di "No Green pass, no Green pass" dall’abituale punto di partenza di piazza Fontana. A guidare al megafono sembra esserci l’ala dialogante, che segue un tragitto che dovrebbe portare gli anti-vaccinisti davanti alla sede della Rai in corso Sempione: "Solidali non con la Cgil ma con i portuali!", è lo slogan che chiarisce da che parte stanno i No vax. A Porta Venezia il corteo si spezza in due tronconi, dando ancora una volta prova dell’imprevedibilità di un movimento acefalo e senza leader riconosciuti: una parte prosegue lungo il percorso concordato; gli altri restano fermi per più di un quarto d’ora davanti ai Bastioni con l’idea di proseguire in corso Buenos Aires, protetto da un cordone di agenti in tenuta antisommossa. Non ci sono contatti, la manifestazione avanza. La testa è ormai un chilometro più avanti; ed è lì che viene respinto con una carica di alleggerimento il tentativo di una cinquantina di anarchici, provenienti dal centro sociale Telos di Saronno, di incamminarsi verso il quartier generale della Regione Lombardia. Il primo troncone cerca ancora di deviare in via Moscova, ma un nutrito schieramento di carabinieri e polizia sconsiglia di cambiare strada. Ormai è chiaro che nessuno andrà alla Rai, e che la protesta tornerà in centro. I due gruppi, entrambi composti da migliaia di persone con cartelli e striscioni contro il certificato verde, si riuniscono in piazza Duomo e ripartono compatti, ancora guidati dal solito manipolo di anarchici. Dopo aver oltrepassato piazza Fontana, il corteo punta due degli obiettivi sensibili cerchiati in rosso sulla mappa dei funzionari dell’ordine pubblico: la Prefettura e la Camera del Lavoro, che distano poche centinaia di metri l’una dall’altra. I blindati sbarrano la strada principale e le traverse vicine, e a quel punto i manifestanti cercano di cogliere di sorpresa la polizia passando da via Borgogna, trasformata in strettoia dai cantieri: è il momento di massima tensione, gli agenti caricano per consentire alla retroguardia di posizionarsi dall’altra parte della strada. Nel parapiglia, nove persone vengono subito bloccate e accompagnate in Questura per essere denunciate. Tutto finito? No, perché i No vax tornano in Porta Venezia e da lì in piazzale Loreto, a chiudere quattro ore ad alta tensione.

Una manifestazione simile si è tenuta a Bologna, dove alcune migliaia di persone sono tornate a sfilare dopo il corteo dei diecimila di venerdì segnato anche dagli insulti di un manifestante alla senatrice Segre. A Torino tensioni tra anarchici e militanti di estrema destra, entrambi in piazza Castello.