I misteri del mostro di Firenze
I misteri del mostro di Firenze
Era un pomeriggio di metà settembre del 1985 quando un giovane del posto, anziché trovare i funghi, s’imbattè in un cadavere. Era quello del francese Jean Michel Kraveichvili, l’ultima vittima, con la fidanzata Nadine Mauriot, della calibro 22 del mostro di Firenze. In una giornata appiccicosa come quella di trentasei anni fa, in cui l’Italia intera prese coscienza della ferocia ma anche dell’astuzia di questo serial killer, la polizia scientifica è tornata nel luogo del delitto. I feticci asportati alle vittime femminili? La misteriosa Beretta mai ritrovata? Un altro proiettile dimenticato? No, l’indagine infinita, quella che affonda le sue radici sin dall’omicidio dei due amanti del 1968, stavolta non c’entra. Il blitz della Scientifica di Roma e...

Era un pomeriggio di metà settembre del 1985 quando un giovane del posto, anziché trovare i funghi, s’imbattè in un cadavere. Era quello del francese Jean Michel Kraveichvili, l’ultima vittima, con la fidanzata Nadine Mauriot, della calibro 22 del mostro di Firenze. In una giornata appiccicosa come quella di trentasei anni fa, in cui l’Italia intera prese coscienza della ferocia ma anche dell’astuzia di questo serial killer, la polizia scientifica è tornata nel luogo del delitto. I feticci asportati alle vittime femminili? La misteriosa Beretta mai ritrovata? Un altro proiettile dimenticato?

No, l’indagine infinita, quella che affonda le sue radici sin dall’omicidio dei due amanti del 1968, stavolta non c’entra. Il blitz della Scientifica di Roma e Firenze agli Scopeti coincide con la realizzazione da parte della Rai di un documentario che si pone l’obiettivo oltre che di raccontare una scia di sangue costata 16 giovani vite e 17 interminabili anni di terrore, anche di ricostruire tridimensionalmente la scena del più particolare tra gli otto duplici omicidi.

I due turisti d’Oltralpe dormivano infatti in una tenda picchettata nella piazzola e vennero sorpresi dal mostro mentre erano all’interno. Jean Michel, ferito dagli spari ma ancora vivo, tentò la fuga, ma il mostro lo raggiunse e lo finì con il coltello che utilizzò poi per asportare il seno sinistro e il pube di Nadine. Il cadavere della donna rimase nella tenda, quello dell’uomo venne gettato tra i rovi e nascosto da bidoni di vernice abbandonati.

La piazzola può ancora fornire elementi utili all’inchiesta? "Lo scopo dell’ispezione – spiega la Rai in una nota – è ottenere una ricostruzione dei luoghi topografici e forestali per stabilire l’esatta disposizione della vegetazione nel luogo in cui avvenne il delitto per un docufilm, prodotto dalla Rai sull’omicidio dei fidanzati francesi. I risultati della ricostruzione in 3D, saranno inviati alla procura di Firenze, per eventuali valutazioni. Il docufilm si avvale delle più avanzate e sofisticate tecnologie di indagine, proprio grazie alla collaborazione della polizia scientifica, che consentiranno esattamente di ricostruire i luoghi secondo la topografia di 36 anni fa. Per le riprese è stato utilizzato anche un drone della polizia scientifica che ha sorvolato accuratamente la piazzola dell’ultimo delitto del Mostro. Tra le modifiche visibili nel terreno, anche gli effetti di incendi boschivi ed eventi meteorologici. Secondo quanto appreso anche lo stradello di bosco dove fu ritrovato il cadavere di Jean Michel Kraveichvili tentò di scappare, a distanza dalla tenda dove dentro era rimasta uccisa la fidanzata, nel tempo si è molto modificato fino a sparire sotto la vegetazione".

Dopo l’omicidio di Scopeti, il mostro uscì di scena. Ma lo fece con un roboante colpo ad effetto: spedì al magistrato Silvia Della Monica, l’unica donna che si era occupata dell’indagine fino a qualche anno prima, un pezzetto della pelle della mammella della vittima. Recentemente, la procura ha fatto analizzare quella lettera, l’unica certamente attribuibile al mostro o a eventuali mandanti, ma non ci ha trovato alcun dna. In compenso, una traccia genetica di "Uomo sconosciuto 1" è stata rinvenuta nell’interno di un paio di pantaloni della vittima francese.

Un dna che non combacia né con quello di Pietro Pacciani, il contadino di Mercatale che negli anni ’90 venne prima condannato, poi assolto per i duplici omicidi, né con quello di altri sospetti, come il medico di Perugia Francesco Narducci – trovato morto nel lago Trasimeno un mese dopo l’ultimo delitto del mostro – o il legionario di Prato Giampiero Vigilanti. Dei "compagni di merende" Mario Vanni e Giancarlo Lotti, gli unici condannati in via definitiva per gli ultimi quattro duplici omicidi, non è mai stato conservato il dna.