di Aristide Malnati Torna a dare notizie di sé l’uomo di Neanderthal e lo fa con particolari inquietanti, avvolti da enigmi. A San Felice al Circeo (Latina) un team di studiosi ha riportato alla luce resti ancora ben conservati di nove crani appartenenti a individui di uomo di Neanderthal, in una zona e all’interno di una grotta, la Grotta Guattari, che già più volte aveva restituito frammenti ossei di quella specie di ominide che visse tra 200mila e 40mila anni fa, soccombendo all’arrivo dell’Homo Sapiens. Una zona, quella del Circeo, da sempre generosa con gli antropologi, ma che in questo caso regala "una scoperta eccezionale, che arricchisce le conoscenze sul tema...

di Aristide Malnati

Torna a dare notizie di sé l’uomo di Neanderthal e lo fa con particolari inquietanti, avvolti da enigmi. A San Felice al Circeo (Latina) un team di studiosi ha riportato alla luce resti ancora ben conservati di nove crani appartenenti a individui di uomo di Neanderthal, in una zona e all’interno di una grotta, la Grotta Guattari, che già più volte aveva restituito frammenti ossei di quella specie di ominide che visse tra 200mila e 40mila anni fa, soccombendo all’arrivo dell’Homo Sapiens.

Una zona, quella del Circeo, da sempre generosa con gli antropologi, ma che in questo caso regala "una scoperta eccezionale, che arricchisce le conoscenze sul tema e di cui presto parlerà tutto il mondo", commenta Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo.

I risultati delle analisi scientifiche sui preziosi reperti non si sono fatti attendere: gli individui sono nove, otto adulti (tra cui una donna) e un ragazzo. La dentatura rivela come tendessero a nutrirsi più di frutta e vegetali che di carne. "Le recenti scoperte della Grotta Guattari, esplorata per la prima volta nel 1938, precisano meglio la storia dei nostri antichi cugini, che influenzarono le abitudini dell’Homo Sapiens", precisa Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della Soprintendenza archeologica per le province di Frosinone e Latina, che insieme all’Università di Roma Tor Vergata ha condotto gli scavi.

Una storia che ci dice come gruppi numerosi di neanderthaliani si insediarono nella zona del Circeo, quando qui c’erano, al posto delle terre coltivate, pianure e foreste; e come questi robusti ominidi, che presto si trasformarono in cacciatori, abitavano in grotte, come appunto la Guattari, anche per ripararsi dalle belve che numerose popolavano la parte centrale della nostra penisola. E proprio i recenti rinvenimenti hanno rivelato denti e ossa di iene, rinoceronti, orsi delle caverne, megalocervi o dei terribili uri, enormi bovini ora estinti: animali feroci, che per i nostri predecessori potevano essere nutrimento, ma che a volte significavano morte sicura. In questi antri, i neanderthaliani preparavano e affilavano armi da caccia, ma anche si scaldavano col fuoco o cuocevano cibo: tracce di queste attività sono state rinvenute qua e là nel Circeo e raccontano antiche gesta eroiche di una comunità precaria e seminomade.

Ma i resti ritrovati vanno oltre e lasciano trasparire il sospetto di agghiaccianti riti tribali: i nove crani appaiono forati e mostrano di essere stati svuotati del cervello. "Quale sarà mai il significato di un simile, macabro gesto?", si chiedono gli archeologi. La comparazione con pratiche simili, accertate presso tribù di ominidi su isole della Melanesia nell’Oceano Pacifico, fa pensare ad abitudini ancestrali legate a riti di purificazione che portavano i giovani neanderthaliani a estrarre e a mangiare il cervello dei defunti (prima di seppellirli con veri e propri riti funebri) per impossessarsi della loro energia vitale.

Che sia anche questo un esempio di tale pratica cruenta? O veniva praticato un foro nel cranio per motivi ancora ignoti e poi le iene si cibavano dell’interno della testa dopo aver fatto scempio dei cadaveri, magari coperti solo con foglie e terriccio? Un quesito dai contorni inquietanti che – sono convinti gli studiosi – troverà presto risposta grazie alle analisi sui resti.