di Alessandro Farruggia A parole, la volontà politica lievita. I toni di molti leader sono al calor bianco. "Sul clima il mondo è a un minuto dalla mezzanotte sull’orologio dell’apocalisse" dice il premier britannico Boris Johnson, che azzarda "siamo come James Bond che affronta la fine del mondo. Il problema è che questo non è un film e la fine del mondo è un pericolo reale". E non è certo il solo. "Siamo ancora andando verso il disastro climatico. Stiamo scavando le nostre stesse tombe. O fermiamo la crisi climatica o questa fermerà noi" rincara la dose il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. E mentre il Principe di Galles invita a "una campagna di stile militare per dispiegare la forza dei migliaia di miliardi che servono per la transizione ecologica" e Joe Biden sottolinea che...

di Alessandro Farruggia

A parole, la volontà politica lievita. I toni di molti leader sono al calor bianco. "Sul clima il mondo è a un minuto dalla mezzanotte sull’orologio dell’apocalisse" dice il premier britannico Boris Johnson, che azzarda "siamo come James Bond che affronta la fine del mondo. Il problema è che questo non è un film e la fine del mondo è un pericolo reale".

E non è certo il solo. "Siamo ancora andando verso il disastro climatico. Stiamo scavando le nostre stesse tombe. O fermiamo la crisi climatica o questa fermerà noi" rincara la dose il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. E mentre il Principe di Galles invita a "una campagna di stile militare per dispiegare la forza dei migliaia di miliardi che servono per la transizione ecologica" e Joe Biden sottolinea che "abbiamo un imperativo morale, bisogna agire ora perchè la finestra si sta chiudendo, questo è il decennio decisivo", anche il prudente Mario Draghi ammette che "da questa COP26 mi aspetto che costruisca sui risultati del G20 e vada più in là".

Già. Sarebbe assai auspicabile. Ma gli impegni presentati a Glasgow dai Paesi cosiddetti virtuosi sono in realtà limitati e il problema vero è che molte delle nazioni che partecipano alla conferenza di Glasgow la pensano diversamente da chi chiede azioni adesso. I contrari (dal primo emettitore, la Cina, al terzo, l’India. Dal quinto, la Russia all’Arabia Saudita e i Paesi arabi satelliti, l’Indonesia, il Giappone, l’Australia, la Turchia...) che non vogliono un cambio di passo valgono ben la metà delle emissioni globali. E adesso è giunta pure la doccia fredda finale da Delhi. Dopo che la Cina e la Russia – i cui leader, non a caso,non sono venuti né al G20 né a COP26 – hanno detto che la loro neutralità climatica a emissioni nette zero è prevista per il 2.060 e non per il 2.050 richiesto dall’IPCC, ieri il leader indiano Narendra Modi è andato oltre dicendo che "l’India raggiugerà le emissioni zero nel 2070". Fine della illusione di averla tra i virtuosi.

Fuori dalla conferenza, Greta Thumberg dice senza perifrasi che la fiducia tra gli ambientalisti e il Palazzo è rotta: "Noi diciamo: basta bla bla bla. Basta sfruttamento delle persone, della natura e del pianeta. Basta a qualunque cosa stiano facendo là dentro. Siamo stufi e stanchi – ha detto l’ecologista svedese – di tutto questo e sì, noi faremo il cambiamento, che a loro piaccia o no. Sono andati avanti per troppo tempo e non li lasceremo perdere altri anni. I veri leader non sono là dentro, i veri leader siamo noi".

Eppure i capi di strato e di governo avevano provato a usare toni alla Greta. Boris Johnson, introducendo il segmento dei leader, ha avvertito che "un aumento di due gradi delle temperature globali metterebbe a rischio le scorte di cibo, tre gradi in più porterebbero più incendi e cicloni, mentre con quattro gradi in più diciamo addio a intere città, da Miami ad Alessandria d’Egitto. Più a lungo falliamo ad agire, peggiori saranno le condizioni che otterremo e più alto il prezzo che alla fine dovremo pagare quando la catastrofe in corso ci costringerà ad agire. Le promesse fatte a Copenaghen e Parigi, se non ci diamo una mossa, rischiano di diventare nient’altro che un bla, bla, bla". Proprio così. Ma la citazione di Greta non gli è servita. La piazza, fuori, chiede azioni, non promesse. Come ha detto Mario Draghi "il giudizio finale, ci ricordano gli attivisti, è sulla base di quello che noi facciamo non di quello che noi diciamo". E non solo degli attivisti: anche dell’atmosfera. Nella quale la concentrazione di anidride carbonica, il principale gas serra, continua a crescere e ha toccato le 416 ppm, +149% rispetti ai livelli preindustriali.

A Glasgow la sola speranza è trattare, per ottenere qualche limitato miglioramento degli impegni di alcuni paesi. Certo molto meno di quanto servirebbe. Ma questa è la realtà. "Nella diplomazia climatica con pressioni e scontri non si ottiene niente – chiosa Draghi – e indicare Paesi colpevoli e Paesi innocenti non è saggio. Anche perché i veri innocenti sono pochissimi e i colpevoli sono tantissimi".