di Marina Verdenelli Chiede di essere accompagnato alla morte perché da dieci anni non può più muoversi a causa di una lesione irreversibile alla colonna vertebrale subìta dopo un incidente stradale. Dopo due bocciature adesso si apre una speranza per Mario, nome di fantasia perché il paziente vuole rimanere nell’anonimato, e per il suicidio assistito che il 43enne della provincia di Ancona invoca da dieci mesi. L’Asur dovrà verificare le sue condizioni cliniche per permettergli di accedere alla morte dolce, in attuazione della "sentenza Cappato" (quella dopo il caso dj...

di Marina Verdenelli

Chiede di essere accompagnato alla morte perché da dieci anni non può più muoversi a causa di una lesione irreversibile alla colonna vertebrale subìta dopo un incidente stradale. Dopo due bocciature adesso si apre una speranza per Mario, nome di fantasia perché il paziente vuole rimanere nell’anonimato, e per il suicidio assistito che il 43enne della provincia di Ancona invoca da dieci mesi.

L’Asur dovrà verificare le sue condizioni cliniche per permettergli di accedere alla morte dolce, in attuazione della "sentenza Cappato" (quella dopo il caso dj Fabo) della Corte Costituzionale. Lo ha disposto il tribunale civile di Ancona dopo il reclamo che il 43enne, tetraplegico, aveva presentato con i legali dell’associazione Luca Coscioni. Il paziente si era visto negare dall’azienda sanitaria (anche per la verifica delle condizioni), ad ottobre 2020 e dal giudice, a marzo scorso, l’istanza di suicidio assistito. Il collegio ha ribaltato l’ordinanza del giudice. La decisione (depositata martedì sera) è arrivata alla vigilia della presentazione a Roma (prevista per oggi alle 10 nella sala stampa della Camera dei Deputati) del Referendum eutanasia legale promosso dall’associazione Luca Coscioni. È la prima volta, in Italia, che un tribunale impone ad una Asl di verificare le condizioni di un paziente per accedere al suicidio assistito. L’azienda sanitaria unica regionale ora dovrà accertare se il reclamante sia la persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili, se sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e se le modalità, la metodica e il farmaco (Tiopentone sodico nella quantità di 20 grammi) prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile (rispetto all’alternativa del rifiuto delle cure con sedazione profonda continuativa o altra soluzione in concreto praticabile, compresa la somministrazione di un farmaco diverso).

"Dopo 10 mesi Mario sarà finalmente sottoposto alla verifica delle sue condizioni che rendono non punibile l’aiuto al suicidio - commenta l’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio difensivo -. Non è possibile costringere gli italiani a una simile doppia agonia, occorre una legge. Dobbiamo raccogliere 500mila firme da consegnare in Corte di Cassazione il 30 settembre, è l’unica possibilità per legalizzare l’eutanasia in questa legislatura". La prossima settimana nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali inizieranno a votare il testo base sul fine vita. "Mi appello ai gruppi parlamentari affinché si possa procedere con razionalità – dice Mario Pierantoni, presidente commissione Giustizia alla Camera - e concretezza per disciplinare il suicidio assistito secondo i principi espressi dalla Consulta".