Lorenzo Guadagnucci antiprobizionismo non è mai stato una resa alle droghe, semmai una sfida. Una sfida sia a chi prospera grazie al mercato nero, lucrando su un divieto formale che non ha mai fermato i commerci, sia alla tragedia della dipendenza, che può essere affrontata solo a viso aperto, con...

Lorenzo

Guadagnucci

antiprobizionismo non è mai stato una resa alle droghe, semmai una sfida. Una sfida sia a chi prospera grazie al mercato nero, lucrando su un divieto formale che non ha mai fermato i commerci, sia alla tragedia della dipendenza, che può essere affrontata solo a viso aperto, con l’informazione, la persuasione, insomma con gli strumenti della prevenzione.

La (eventuale) liberalizzazione della cannabis non sarebbe un libera tutti e men che meno un incoraggiamento al consumo di qualsiasi stupefacente, bensì l’adozione di uno strumento di governo che sempre più paesi nel mondo sperimentano, con l’obiettivo di togliere terreno sotto i piedi dei mercanti di droghe, notoriamente favorevoli – per ragioni di maggior profitto – al proibizionismo.

Ma a ben vedere non è propriamente questo il punto di cui ora si discute. Il punto è la lotta alle dipendenze. E l’antiprobizionismo non è alternativo a tale impegno, anzi può essere il suo miglior alleato, perché è una visione che investe sull’apertura e sul dialogo, sull’informazione medica e scientifica, perché dà fiducia alle persone invece di trattarle come se non fossero in grado di capire, conoscere e scegliere da sole. Ne salva più la conoscenza del divieto.

Non è il gendarme il miglior antidoto alla dipendenza, che è un fatto umano da affrontare con attenzione e rigore ma sempre con il massimo rispetto della persona. È giusto quindi dare fiducia alla ministra Dadone, sia pure con riserva: la sfida, anche per lei, è sulle azioni concrete che riuscirà a mettere in campo.