Si attendono i primi indagati. In uno scenario novembrino che fa apparire il Verbano simile a un lago scozzese, mentre scorre la giornata di lutto cittadino e dalle chiese di Stresa arrivano quattordici rintocchi, uno per ogni vittima, si sviluppa l’inchiesta per la strage della funivia del Mottarone. La procura di Verbania sta valutando le posizioni di alcuni nomi da iscrivere nel registro degli indagati. Il fascicolo aperto dal procuratore Olimpia Bossi, affiancato dal pm Laura Carrera, ha come ipotesi di reato omicidio colposo plurimo, lesioni colpose (per il bambino, unico sopravvissuto), attentato alla sicurezza dei trasporti e come conseguenza disastro colposo. "Vogliamo evitare – precisa il procuratore Bossi – sia iscrizioni inutili sia di ometterne altre". Uno degli sforzi...

Si attendono i primi indagati. In uno scenario novembrino che fa apparire il Verbano simile a un lago scozzese, mentre scorre la giornata di lutto cittadino e dalle chiese di Stresa arrivano quattordici rintocchi, uno per ogni vittima, si sviluppa l’inchiesta per la strage della funivia del Mottarone. La procura di Verbania sta valutando le posizioni di alcuni nomi da iscrivere nel registro degli indagati. Il fascicolo aperto dal procuratore Olimpia Bossi, affiancato dal pm Laura Carrera, ha come ipotesi di reato omicidio colposo plurimo, lesioni colpose (per il bambino, unico sopravvissuto), attentato alla sicurezza dei trasporti e come conseguenza disastro colposo. "Vogliamo evitare – precisa il procuratore Bossi – sia iscrizioni inutili sia di ometterne altre". Uno degli sforzi maggiori degli inquirenti è in queste ore riuscire a comporre un quadro ampio e complesso che comprende a proprietà dell’impianto, la sua gestione, gli interventi eseguiti, la manutenzione. Per il primo punto deve essere chiarito se è stato formalizzato o no il passaggio di proprietà dalla Regione Piemonte al Comune di Stresa come previsto dopo gli interventi sulla funivia nel 2016 (a oggi non sarebbe stato perfezionato, secondo quanto si apprende negli ambienti comunali).

La gestione è delle Ferrovie de Mottarone. Fra il 2014 e il 2016 ci sono state società che hanno eseguito interventi di ristrutturazione e ammodernamento, finanziati con fondi regionali. Nell’agosto 2016 la società Leitner di Vipiteno, specializzata nei trasporti a fune, aveva provveduto alla revisione dell’intero impianto, dalle cabine ai carrelli, agli argani e alle apparecchiature elettroniche. La manutenzione straordinaria aveva previsto una serie di interventi, tra cui la sostituzione dei motori, dei quadri elettrici, dell’apparato elettronico, dei trasformatori. Infine le revisioni annuali, l’ultima eseguita nel novembre dello scorso anno da una società di Gallarate. E il 3 maggio scorso, come ha affermato in una nota la Leitner, sono stati effettuati "manutenzione e controllo delle centraline idrauliche di frenatura dei veicoli".

I carabinieri sono stati impegnati fino alle cinque di ieri mattina per raccogliere materiali e possibili prove nell’area dove la rottura di netto del cavo trainante ha provocato il distacco e la caduta della cabina. "Tempo permettendo – dice il procuratore – se ci sarà la necessità, faremo altri sopralluoghi, ma è stato repertato tutto quello che doveva esserlo. Abbiamo iniziato anche a raccogliere documenti e dichiarazioni". Le consulenze tecniche (alcune con la formula dell’accertamento tecnico irripetibile) potrebbero essere affidate a ingegneri del Politecnico di Torino, fra cui espetti in trasporti a fune, esperti in meccanica e forse anche in metallurgia. La procura ha posto sotto sequestro anche l’impianto di videosorveglianza che riprende arrivo e partenza delle cabine, anche se per il momento non risulterebbero immagini colte all’interno della cabina precipitata. Nelle immagini a bassa definizione si vede anche l’ultima corsa verso l’alto interrotta a pochi metri dalla vetta quando si è spezzato il cavo trainante e la cabinovia ha ‘scarrellato’ verso il basso a velocità crescente dato che il sistema frenante di sicurezza non è entrato in funzione impedendo alla cabina di restare ancorata ai due cavi portanti.

Perché quindi la fune di traino si è spezzata a un centinaio dall’arrivo? Perché i sistemi di sicurezza non hanno bloccato l’impianto? Sono i due grandi, pesantissimi interrogativi. "Il cavo – dice il procuratore di Verbania – era tranciato. Logica vorrebbe si sia spezzato e che l’impianto frenante non abbia funzionato. Altrimenti la cabina si sarebbe bloccata anziché scivolare a valle. L’altra cabina, al contrario è stata bloccata". Sui corpi delle quattordici vittime, raccolte nell’obitorio di Verbania, non ci sarà autopsia, ritenuta "superflua" dalla procura. Dopo un esame esterno delle salme, sono stati disposti i nullaosta per i funerali.