Lunedì 20 Maggio 2024

I fondi russi non c’erano Il pm: archiviate il caso "Salvini mai indagato"

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Metropol addio. La mediazione ci fu, ma dopo che l’incontro nell’albergo di Mosca finì sui giornali, l’affare saltò. È probabile che il leader della Lega Matteo Salvini ne fosse al corrente, ma non è mai stato indagato. Ecco, in parole povere, perché la Procura ha chiesto l’archiviazione per l’ex portavoce di Salvini, Gianluca Savoini, gli altri due italiani e i tre russi indagati anche per corruzione internazionale. È stato accertato che tre "mediatori italiani legati alla Lega" si mossero per "concludere transazioni commerciali con fornitori russi di prodotti petroliferi con l’obiettivo di ricavare ingenti somme" da destinare al "finanziamento del partito politico". Ed è "verosimile" che il leader leghista "fosse a conoscenza delle trattative portate avanti". Però "non sono mai emersi elementi concreti sul fatto che abbia personalmente partecipato" all’affare.

Nella richiesta di archiviazione per Savoini, per l’avvocato Gianluca Meranda e per l’ex bancario Francesco Vannucci, la Procura chiarisce perché non sia possibile nemmeno provare l’accusa di corruzione internazionale: non è mai stato individuato, infatti, un pubblico ufficiale russo come destinatario di parte delle “stecche“. Gli atti danno conto, comunque, dei "contatti" tra Savoini e gli altri e fanno emergere il ruolo di Alexander Dugin, il politologo ultranazionalista vicino a Putin. Stando ai dialoghi registrati da Meranda in un audio (consegnato da lui ai giornalisti e pubblicato da un sito americano), "i negoziatori russi si impegnavano ad ottenere" che Rosneft, colosso petrolifero controllato dal governo russo, vendesse "i prodotti petroliferi alla banca inglese Euro Ib", che li avrebbe poi rivenduti all’Eni. Il venditore russo "avrebbe praticato ad Euro Ib un rilevante sconto", la banca uno sconto molto inferiore a Eni, trattenendo una quota da girare "in parte" alla Lega (circa il 4%) e in parte "ai mediatori russi per il successivo trasferimento ai loro mandanti".

Mario Consani