Viviana Ponchia I disobbedienti ci mettono a disagio perché abbiamo bisogno di loro. Sono quelli che a scuola finiscono dal preside per avere dato del cretino a un professore, liberando noi dall’incombenza. Quelli che come il capitano Sully tentano l’ammaraggio sull’Hudson contro il parere della...

Viviana

Ponchia

I disobbedienti ci mettono a disagio perché abbiamo bisogno di loro. Sono quelli che a scuola finiscono dal preside per avere dato del cretino a un professore, liberando noi dall’incombenza. Quelli che come il capitano Sully tentano l’ammaraggio sull’Hudson contro il parere della torre di controllo. E quelli che nel sonno della pandemia si ostinano a rimanere svegli. I pasdaran del pensiero laterale, i kamikaze del bar aperto. Li condanniamo, ma se ci fanno il caffè buono assecondiamo. Non credo siano tutti negazionisti. Sono stremati. In tanti portano la mascherina. Però come chi non ha più niente da perdere sfidano il sistema: dove vanno tutte quelle signore con il tappetino da yoga sotto il braccio?

La logica dei disperati non va disprezzata ma compresa e solo dopo sanzionata: perché gli autogrill restano aperti e una pasticceria no? Chi risponde? Non si possono lasciare morire di fame i camionisti sulla A1. Ci sta. Intanto muoiono i ristoranti, le palestre eccetera, ormai l’elenco è di una banalità irritante. Però si allunga.

I disobbedienti non sono malevoli. Vogliono solo obbedire a regole certe, spiegate bene, valide più di una settimana e uguali per tutti. Grande centro commerciale vicino a Torino: quale bislacca strategia di protezione risparmia l’ottico, la boutique del caffè, l’intimo, libri e profumi e chiude le serrande a scarpe, abbigliamento e lenzuola sotto lo stesso tetto? La ragione slitta. Non si diventa disobbedienti per capriccio ma per non impazzire.