Lunedì 15 Luglio 2024
VIVIANA PONCHIA
Cronaca

I delitti di Pescara e Udine, coltelli sempre in tasca e disprezzo delle vite altrui. La ferocia dei ragazzini

Minorenni o poco più, di buona famiglia o cresciuti in quartieri difficili. Le tante similitudini tra i due branchi al centro degli ultimi due omicidi. Oggi a Pescara l’addio al 16enne ammazzato per un debito di pochi euro. .

Roma, 28 giugno 2024 – Canottiera bianca, coltello in tasca e una Lamborghini in testa. In fondo alla gola, nelle vene, chissà. I pionieri, all’inizio, si facevano bastare una "droga" legale e a basso costo, il cocktail composto da sciroppo per la tosse contenente codeina mescolato a Sprite. Un sorso viola, effetti sedativi e psicoattivi assicurati. Con il bonus della lingua anestetizzata, per garantirsi anche l’effetto lento e biascicato. Nelle orecchie una colonna sonora diventata filosofia: "Misoginia, sessismo, oggettivazione della donna, cultura dello sballo materialismo, individualismo, narcisismo, perfezionismo estetico, criminalità, ossessione per la moda, ricchezza e celebrità". Il catalogo è questo. Dettagliato da Silvestro Lecce e Federica Bertin nel libro del 2021 ‘Generazione trap. Nuova musica per nuovi adolescenti’. Le ultime leve variano sul tema ma il fil rouge resta quello, spiegano gli autori: "Lo stile di un preadolescente maschio, spavaldo, senza limiti e senza legge". Come il branco che domenica pomeriggio ha massacrato a Pescara con 25 coltellate Christopher Luciani, 16 anni.

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Come la banda di ventenni che a Udine ha mandato in coma con un pugno l’imprenditore giapponese 56enne Shimpei Tominaga, ricoverato in terapia intensiva per quattro giorni e poi morto, colpevole di avere cercato di difendere un ragazzo ferito. Samuele Battistella, il ventenne di Mareno di Piave (Treviso) che aveva sferrato il pugno, ora deve rispondere di omicidio preterintenzionale. Il ragazzo si trova in carcere a Udine assieme a due coetanei; sono tutti e tre residenti nel Trevigiano. Tominaga aveva preso le difese di un giovane straniero, già ferito, inseguito da alcuni ragazzi fin dentro un locale dove si trovava lo stesso 56enne. Lui si era limitato a invitare alla calma, ma uno degli inseguitori aveva reagito dandogli un pugno e facendolo cadere a terra e battere la testa sullo spigolo del marciapiede. Fratture craniche multiple poi risultate fatali.

Da Nord a Sud si sgrana la cronaca di una violenza efferata. C’è chi parla degli effetti di un abuso di stupefacenti e social, complici del ritardo nella maturazione di quella parte di cervello che dovrebbe imprimere un freno alle pulsioni. Il procuratore capo di Pescara Giuseppe Bellelli, va oltre: "La morte di Cristopher denota un quadro di disagio culturale dove è diffusa l’ansia di essere i più duri, i più forti, i più cattivi. I giovani sono sempre più connessi e ascoltano trap, che chiamarla musica è difficile. I testi sono istigazioni a delinquere in cui si esaltano violenza, droga, violenza sulle donne, uso di armi".

È (anche) sua la colpa? Di un genere musicale dove secondo una ricerca di Libreriamo, social media dedicato alla cultura, nel rap e nel trap 6 canzoni su 10 contengono espressioni pesanti contro le donne e i temi più ricorrenti sono l’autocelebrazione (81%), la rabbia e la delusione (77%), la violenza (61%), le droghe (58%), la disparità di genere (55%)? Nel libro "Maschilismo orecchiabile (2021) il filologo Riccardo Burgazzi spiega che molto prima della trap certe idee abitavano nel pop da falò sulla spiaggia, dalla fine degli anni Cinquanta alla fine degli anni Zero.

Causa o conseguenza di una certa cultura? Di diverso oggi c’è il cambio di passo, una rabbia spalmata dalle periferie milanesi ai salotti buoni dove ai figli degli avvocati una Lamborghini in garage prima o poi capiterà. Si vestono tutti allo stesso modo, pensano e fanno secondo gli stessi modelli. Un colpevole ci vuole. Anche prima che ci scappi il morto. Chiamato da Massimo Gramellini a ragionare sul rapporto fra trap e droga, mesi fa lo psichiatra Paolo Crepet su La 7 ha fatto prendere un colpo a Franckie Hi-Nrg dicendolo chiaro: "Trap vuol dire droga, trapper è la gabbia e trapping vuol dire drogarsi. Se vogliamo avere una visione buonista va bene. Ma mettere la trap vicino al romanzo noir mi sembra una cosa un po’ faticosa, perché quando ho letto "A sangue freddo" non sono diventato un assassino". Altolà del neurologo Rosario Sorrentino: "È come dire che ogni volta che c’è una bottiglia di vino a tavola diventiamo tutti alcolisti. La trap piace per il suo ritmo. I testi non sono assolutamente condivisibili, ma nemmeno lo è demonizzare un’intera generazione".

La psicoterapeuta Lucia Beltramini, autrice del libro ‘La violenza di genere in adolescenza’, osserva che parole e immagini non hanno mai un impatto neutro: "È stato per esempio osservato un legame tra l’ascolto di canzoni con testi misogini e un rischio aumentato di risposte aggressive verso le donne. Questo non significa che la semplice esposizione alla violenza nei media determini automaticamente un cambiamento nei comportamenti delle persone, tuttavia può portare a essere più tolleranti. Ma se questo fosse solo lo specchio del mondo adulto?"