La protesta dei facchini di Tavazzano
La protesta dei facchini di Tavazzano
Dai campi scuri e dalle impercettibili rogge si alzano vapori che spesso diventano nebbie e allora si azzerano le distanze e silenziano i rumori. E dissolvendosi aprono la vista al paesaggio del Lodigiano. Luoghi dove si respira un’aria di solitudine. La bella solitudine dello spazio aperto che oggi si alterna ai colossi prefabbricati, quei magazzini in cemento che caratterizzano ormai da anni tutto il paesaggio, popolati da migliaia di precari invisibili costretti a lavorare a ritmi forsennati. Quello della logistica è il settore strategico nell’era dell’e-commerce, fatto di acquisti online e rapidità nelle consegne, che pian piano sta divorando un intero territorio. Un fenomeno che colpisce Lodi, ma anche il Pavese e i comuni piacentini al confine con la Lombardia. In queste zone...

Dai campi scuri e dalle impercettibili rogge si alzano vapori che spesso diventano nebbie e allora si azzerano le distanze e silenziano i rumori. E dissolvendosi aprono la vista al paesaggio del Lodigiano. Luoghi dove si respira un’aria di solitudine. La bella solitudine dello spazio aperto che oggi si alterna ai colossi prefabbricati, quei magazzini in cemento che caratterizzano ormai da anni tutto il paesaggio, popolati da migliaia di precari invisibili costretti a lavorare a ritmi forsennati. Quello della logistica è il settore strategico nell’era dell’e-commerce, fatto di acquisti online e rapidità nelle consegne, che pian piano sta divorando un intero territorio.

Un fenomeno che colpisce Lodi, ma anche il Pavese e i comuni piacentini al confine con la Lombardia. In queste zone sorgono terreni diventati frettolosamente edificabili, senza che i sindaci dei territori toccati da questi interventi riuscissero a muovere un dito. Così in poco tempo al mais del Lodigiano e ai campi del Pavese si sono sostituite distese di cemento. Un mondo a parte, silenzioso, dove le condizioni di lavoro sono allarmanti fatto di diritti negati, contratti a termine brevissimo e caporalato. Nel Lodigiano sono oltre un centinaio le logistiche presenti, dove lavorano circa 10mila addetti. Numeri rilevanti per una provincia di quasi 800 chilometri quadrati, tra le più piccole del Nord Italia.

C’è chi entra con contratti-flash, due settimane di lavoro, rinnovabili passo dopo passo. Una tecnica che permette alle cooperative che gestiscono il business di avere sempre forze fresche in un vortice di intimidazioni, minacce, ricatti e, in alcune circostanze, anche di violenza psicologica. Più volte i sindacati in questi anni hanno sollevato dure battaglie perché non è un mistero che alcuni lavoratori siano costretti a "turni di 14 ore, straordinari in nero se pagati, infortuni camuffati".

Per i nuovi arrivati la paga supera di poco gli 8 euro all’ora. Lo stipendio mensile si aggira sui 1.400 euro lordi. Una situazione complicata perché i precari sono tantissimi, in gran parte stranieri. Delle condizioni di lavoro nelle logistiche si è interessata recentemente anche la magistratura. La Procura di Pavia ha raccolto decine di testimonianze che raccontano come nel magazzino della Città dei libri di Stradella, che ha come cliente il principale distributore di libri italiano, fino al 2017 ci fossero turni massacranti, con straordinari non pagati e contributi nemmeno. Il tribunale di Pavia ha condannato i vertici della cooperativa che gestiva il lavoro e soci per l’associazione a delinquere ai fini dell’elusione fiscale, ma ha assolto gli imputati per l’altro capo di imputazione, il caporalato. Ora il pm ha deciso di impugnare la sentenza.

Ma quello della logistica è anche un affare che sta avendo enormi ripercussioni sull’ambiente. Dal 1999 al 2012, secondo i dati Legambiente, la provincia di Lodi è al terzo posto delle province lombarde per aumento del consumo del suolo con un incremento di +20,3% di suolo antropizzato, quasi 2mila ettari di suolo trasformato in asfalto. Dal 2012 al 2019 invece il consumo di suolo ha avuto una brusca frenata, ma in questi sette anni è proprio la provincia di Lodi ad avere la palma di territorio a maggior consumo, con oltre il 2,1% di terreno verde perso, peggior territorio della regione.

Cresce il cemento, è vero, ma cresce anche l’occupazione: già nel corso dell’anno potrebbero essere 500 i posti di lavoro in più, ma bisognerà verificare in corso d’opera se sarà nuova occupazione o trasferimento da altri siti produttivi, e che tipo di qualità del lavoro sarà applicata, se occupazione diretta o tramite cooperativa. Condizioni che non rassicurano i sindacati, che da tempo chiedono maggiori controlli. Senza una legge chiara e controlli accurati il fenomeno difficilmente potrà migliorare. E i contrasti delle ultime settimane rischiano di trasformare il settore in una polveriera.

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