Una foto (quella di Di Maio e Fico accanto al governatore campano De Luca) e le frasi sferzanti di Carlo Calenda ("per carità, un Ulivo a 5 Stelle no!"), hanno reso il clima interno ai grillini, post sconfitta elettorale, assolutamente incandescente. Tanto da costringere il presidente Giuseppe Conte (foto) a tirare il freno...

Una foto (quella di Di Maio e Fico accanto al governatore campano De Luca) e le frasi sferzanti di Carlo Calenda ("per carità, un Ulivo a 5 Stelle no!"), hanno reso il clima interno ai grillini, post sconfitta elettorale, assolutamente incandescente.

Tanto da costringere il presidente Giuseppe Conte (foto) a tirare il freno sulla possibile federazione di sinistra accanto ai dem di Enrico Letta. "Non ce lo vedo il M5s a fare un ramo dell’Ulivo – ha chiarito Conte, buttandola sul sarcasmo – noi la transizione ecologica l’abbiamo nel dna e siamo un albero che dà ossigeno per nostro conto". Non è bastato. Il malessere è rimasto palpabile anche tra i più convinti sostenitori della bontà del progetto. "Perché va bene il Nazareno, ma dobbiamo pure ripetere l’errore di rimetterci insieme a gente come Renzi?", attaccava ieri un deputato, mentre dal Senato, uomini vicini al capogruppo Ettore Licheri la mettevano giù così: "Stare a sinistra non vuol dire ‘sposare’ tutto quello che c’è a sinistra...".

I ballottaggi stanno creando nervosismo perché Conte non ha ancora deciso cosa fare. I nodi sono Roma e Torino, ma soprattutto nella Capitale Virginia Raggi continua a voler rimanere sulla scena e Conte pare incapace di richiamarla all’ordine, elemento di malcontento che è montato oltre la soglia di guardia. "Devi intervenire per dare la linea", il consiglio a Conte di un ministro. Ma lui, al netto della battuta sull’Ulivo, ha tirato il freno: "Quella di Roma è una situazione assolutamente singolare: non possiamo misurare sul ballottaggio lo stato di salute del dialogo tra M5s e Pd. Forse. Ma subito dopo i conti andranno fatti. Con o senza Conte.

Elena G. Polidori