Matteo

Massi

A metà dello scorso (orribile) anno, Amazon aveva già fatturato qualcosa come 146,3 miliardi di euro: il +33,6% rispetto al 2019. Solo per citare i numeri, da capogiro, di una delle società del big tech. Non sorprende quindi che la Gran Bretagna stia pensando ora a una doppia tassazione per i colossi della tecnologia. Ieri mattina l’ha anticipato il giornale conservatore Sunday Times e conferme arrivano da più parti. La ricetta: un’imposta sulle vendite on line e una tantum sui profitti considerati eccessivi.

Giusto o sbagliato? Chiedere uno sforzo diverso, non ulteriore, a chi ha guadagnato di più in piena pandemia non è un’eresia. Ha una sua logica. Anche perché, fino a prova contraria, molte di queste società hanno goduto di una tassazione di favore e spesso sono andate anche a cercarla: come non pensare a chi, come Apple e Google, aveva scelto l’Irlanda come propria sede fiscale, viste le agevolazioni.

Quest’anno pandemico ha mandato al tappeto Pil ed occupazione, oltre ad aver fiaccato certezze e speranze di molti comuni mortali.

Che chi abbia comunque continuato a guadagnare, aumentando tra l’altro i fatturati, sia chiamato a rimettere giù qualcosa nei Paesi in cui opera e prospera, non sembra in definitiva una misura giacobina.

E porta la firma, tra l’altro, di un governo conservatore (almeno nella sostanza).