Così ai nostri occhi ieri sera  la facciata dell’hotel Majestic in piazza dell’Unità d’Italia
Così ai nostri occhi ieri sera la facciata dell’hotel Majestic in piazza dell’Unità d’Italia

Firenze, 17 gennaio 2015 - UN ANNO e mezzo fa, pure Renzi, ancora sindaco impegnato nei “Cento luoghi”, si sperticò per il suo recupero, annunciando che una società di Roma lo aveva rilevato ed era pronta a rilanciarlo. Niente da fare: come una maledizione, l’hotel Majestic sembra destinato a restare un brutto neo nel salotto buono di Firenze, un biglietto da visita sgualcito per chi arriva o riparte.

Il complesso di piazza dell’Unità d’Italia, cinque piani fuori terra e tre interrati, per una superficie complessiva lorda di quasi 15mila metri quadri, finisce all’asta, dopo che la società che ne è divenuta proprietaria (la Sviluppo Majestic srl) è finita in concordato preventivo. Con un avviso, fatto pubblicare dal liquidatore giudiziale del tribunale fallimentare di Roma, si stabilisce per «il prestigioso complesso immobiliare sito nel centro di Firenze, in prossimità della basilica di Santa Maria Novella, a circa trecento metri dalla relativa stazione ferroviaria, libero e non in uso essendo iniziati lavori di ristrutturazione attualmente sospesi», la base d’asta in 27 milioni e mezzo di euro. Le offerte, stabilisce ancora l’avviso, dovranno pervenire entro mezzogiorno del prossimo 12 febbraio, presso lo studio di un notaio di Roma (Alfonso Colucci).

Le vicissitudini della proprietà non fanno altro che alimentare lo stato di degrado in cui versa, ormai da anni, l’immobile.

Da albergo di lusso a hotel dei disperati, all’inizio del quartiere di San Lorenzo, con tutto ciò che ne consegue.

L’agonia del Majestic è iniziata nel 2008, quando l’hotel è chiuso per lavori di ristrutturazione e non ha più riaperto. L’anno successivo alcuni consiglieri Pdl avevano chiesto all’amministrazione comunale di intervenire, ma la situazione si è impantanata.

E COSÌ, il Majestic è rapidamente diventato il luogo di riparo di un numero imprecisato di senza tetto fino al 2011 quando sono state messe delle recinzioni di legno che portarono i clochard a rimanere fuori con i cartoni, spostando il problema senza risolverlo. Oggi la cartolina è la stessa, forse addirittura peggiorata: un pot-pourri di situazioni al limite della tollerabilità che covano, giorno dopo giorno. I lavori di ristrutturazione appena abbozzati non servono certo a restituire dignità a questo gigante, tanto strategico quanto brutto a vedersi in queste disgraziate condizioni.