Gabriel Robert Marincat, 25 anni, ex compagno della madre di Sharon,. ha confessato ieri gli abusi e il delitto
Gabriel Robert Marincat, 25 anni, ex compagno della madre di Sharon,. ha confessato ieri gli abusi e il delitto
di Paola Pioppi CABIATE (Como) Per qualche minuto, quando si è trovato davanti al magistrato, ha cercato di sostenere quella versione, maldestra, ripetuta più volte e ormai inverosimile dopo l’esito dell’autopsia. Che una stufetta in plastica, caduta da un metro e mezzo di altezza, potesse aver lesionato la testa di una bimba di 18 mesi, fino a ucciderla. Ma poi Gabriel Robert Marincat, rumeno di 25 anni in carcere da fine gennaio, ha deciso di cambiare radicalmente versione: in pochi minuti, ha ammesso...

di Paola Pioppi

CABIATE (Como)

Per qualche minuto, quando si è trovato davanti al magistrato, ha cercato di sostenere quella versione, maldestra, ripetuta più volte e ormai inverosimile dopo l’esito dell’autopsia. Che una stufetta in plastica, caduta da un metro e mezzo di altezza, potesse aver lesionato la testa di una bimba di 18 mesi, fino a ucciderla. Ma poi Gabriel Robert Marincat, rumeno di 25 anni in carcere da fine gennaio, ha deciso di cambiare radicalmente versione: in pochi minuti, ha ammesso di aver picchiato la bimba, ripetutamente, per quasi due ore, e di averla violentata. Di aver perso il controllo, in una giornata in cui era "molto nervoso", senza fornire un motivo che potesse in qualche modo giustificare l’accanimento subito dalla piccola Sharon Barni il pomeriggio dell’11 gennaio, quando era rimasta da sola in casa con il nuovo compagno della mamma.

Da qualche mese Marincat si era stabilito a vivere da loro, e aveva iniziato ad accudire la bimba mentre la madre andava al lavoro. A stabilire un legame con lei, come rivelano alcune foto trovate nel suo telefono. Fino a quel pomeriggio tragico, quando la bimba ha iniziato a stare male e a perdere i sensi. La madre non sospettava nulla, per ore non ha saputo che la piccola si era ferita in modo grave, perché lui per ore non ha dato l’allarme e non ha chiamato i soccorsi.

Solo più tardi aveva raccontato di quell’incidente banale, la stufetta caduta in testa. L’aveva mostrata ai carabinieri della Tenenza di Mariano Comense, sfasciata sul pavimento del bagno. La corsa frenetica dei soccorritori in ospedale, al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con l’elisoccorso, il cuore di Sharon che si era fermato prima dell’arrivo. Quindi l’autopsia, svolta al nosocomio che aveva ricostruito tutta un’altra storia.

Colpi ripetuti e violenti, che sarebbero stati assestati nella consapevolezza di produrre alla bimba un danno gravissimo. Ma anche lesioni concentrate nella zona genitale, compatibili con un abuso. Il 23 gennaio Marincat era stato arrestato con l’accusa di morte come conseguenza di maltrattamenti e di violenza sessuale, una prima ipotesi formulata dal sostituto procuratore di Como, Antonia Pavan, poi aggravata in omicidio volontario quando il medico legale aveva depositato l’esito definitivo della sua consulenza.

Ieri è stato interrogato, su invito della Procura, e ha deciso di confessare entrambi i reati. Ha detto di aver colpito più volte la bimba e di averla spintonata, fino a pensare che si fosse addormentata. Ma Sharon era già in coma e non poteva essere salvata.