Un messaggio per invitare una ragazza ad una serata in compagnia in un appartamento, poi un gioco di carte ‘alcolico’ e infine la violenza sessuale. È l’accusa che ha portato cinque calciatori professionisti tra i 21 e i 28 anni davanti al giudice dell’udienza preliminare di Verona Paola Vacca, dopo che il pm Elisabetta Labate ne aveva chiesto il rinvio a giudizio per violenza di gruppo aggravata dall’induzione a bere. Le indagini sono partite dalla denuncia della...

Un messaggio per invitare una ragazza ad una serata in compagnia in un appartamento, poi un gioco di carte ‘alcolico’ e infine la violenza sessuale. È l’accusa che ha portato cinque calciatori professionisti tra i 21 e i 28 anni davanti al giudice dell’udienza preliminare di Verona Paola Vacca, dopo che il pm Elisabetta Labate ne aveva chiesto il rinvio a giudizio per violenza di gruppo aggravata dall’induzione a bere.

Le indagini sono partite dalla denuncia della giovane, una studentessa 20enne, presentata nel gennaio di un anno fa. La ragazza ha raccontato di essere stata invitata via chat da un conoscente, compagno di studi, ad un appuntamento in una casa del centro città. Qui insieme al giocatore c’erano quattro suoi amici con i quali è iniziata una partita a carte. La regola del gioco prevedeva che ad ogni giro il perdente dovesse bere. Nella denuncia la studentessa racconta che ormai ubriaca sarebbe stata costretta ad un rapporto sessuale prima dall’amico e poi a turno dagli altri quattro. Nell’indagine finiscono alcuni video su quanto avvenuto che gli stessi giovani avevano nei loro cellulari. Tre sono stati dati agli investigatori dagli stessi, altri tre sono stati acquisiti dall’accusa. Tutti e sei verranno visionati in contraddittorio nella prossima udienza, fissata per il 5 maggio prossimo.

I legali dei cinque negano che sulla giovane sia stata usata violenza e che i rapporti sessuali non siano stati consensuali. "Non vi è stata alcuna forma di violenza fisica nel senso proprio del termine – sottolinea l’avvocato Roberto Canevaro che difende uno dei calciatori – fatto peraltro accertato al Pronto Soccorso". Per il legale "gli imputati hanno tutti chiarito la loro posizione, rendendo concordato interrogatorio in corso di indagine e fornendo tre video agli investigatori".

Dalle immagini, sottolinea, "non si evince alcun dissenso esplicito da parte della persona offesa". Opposta la versione della ragazza, assistita dall’avvocato Federico Lugoboni. "Glielo avevo detto che ero a digiuno e non avevo cenato" avrebbe ripetuto nella denuncia, precisando che per tutta risposta i cinque avrebbero continuato con insistenza a versarle birre e gin lemon. Il giorno dopo è stato lo stesso compagno di studi a riaccompagnare la 20enne a casa. "Sarà il processo ad accertare – si limita a dire Lugoboni – come sono andati i fatti".

red. int.