Roberto

Giardina

Non si deve andare in prigione, nemmeno pagare i danni, per un’idea, una critica, direi perfino per un insulto. Se qualcuno ritiene che io sia cretino, libero di pensarlo. Non avrei bisogno di querelarlo per dimostrare che ha torto. Basterebbe quel che scrivo, almeno spero. E per questo preoccupa la sorte del rapper spagnolo Pablo Hasél che rischia di finire in cella, perché avrebbe offeso la Corona spagnola. Il politically correct è una deriva pericolosa. Non si va in galera, ma si rischia la rovina sociale e economica, se non si è d’accordo col pensiero dominante. Joanne Rowling, l’autrice di Harry Potter, ha difeso il diritto di sostenere "io sono una donna", che i sostenitori del genere multiplo, sostengono sia una forma di razzismo. Hanno chiesto che l’editore non pubblicasse i suoi romanzi.

Si arriva a chiudere gli occhi se un professore in Francia viene decapitato per aver mostrato agli allievi le caricature di Charlie Hebdo. Non piacevano nemmeno a lui, però voleva dimostrare cosa sia la libertà d’espressione. Colpa sua? Facebook e altri social ti mettono al bando, ti sospendono come un calciatore per una settimana o un mese. Perfino Trump è stato dichiarato fuorilegge. E la maggioranza sentenzia: colpa loro, come fanno a dire o scrivere quel che pensano? Io non ero d’accordo con Donald, e neanche sempre con Biden, né con Putin. Posso anche non essere sempre d’accordo con me stesso. Sopportiamo gli altri, per difendere noi stessi.