Aya Biran, 41 anni, la zia paterna di Eitan; sopra, Shmuel Peleg, 58 anni, nonno materno del bambino
Aya Biran, 41 anni, la zia paterna di Eitan; sopra, Shmuel Peleg, 58 anni, nonno materno del bambino
di Manuela Marziani Nella guerra tra i due rami della famiglia del piccolo Eitan Biran, l’unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, la spunta una terza persona. Non sarà la zia paterna del piccolo di 6 anni, Aya, a fargli da tutrice, ma un professionista estraneo a tutti i rami familiari. Il bambino continuerà a vivere a Travacò Siccomario, a casa degli zii Aya e Or Nirko, ma il tutore sarà un avvocato di Monza. Lo ha deciso il tribunale per i minorenni di Milano, nell’ambito del procedimento sul reclamo presentato dai nonni materni di Eitan contro la nomina della zia paterna Aya come tutrice. "La decisione è stata presa data l’elevatissima conflittualità...

di Manuela Marziani

Nella guerra tra i due rami della famiglia del piccolo Eitan Biran, l’unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, la spunta una terza persona. Non sarà la zia paterna del piccolo di 6 anni, Aya, a fargli da tutrice, ma un professionista estraneo a tutti i rami familiari. Il bambino continuerà a vivere a Travacò Siccomario, a casa degli zii Aya e Or Nirko, ma il tutore sarà un avvocato di Monza. Lo ha deciso il tribunale per i minorenni di Milano, nell’ambito del procedimento sul reclamo presentato dai nonni materni di Eitan contro la nomina della zia paterna Aya come tutrice. "La decisione è stata presa data l’elevatissima conflittualità che si è manifestata successivamente all’iniziale nomina del tutore" ha commentato il presidente del tribunale per i minori Maria Carla Gatto chiarendo per quale motivo si sia "resa necessaria l’individuazione di un soggetto terzo, visto che la contesa parentale insorta indubbiamente contribuisce a complicare ogni scelta personale, relazionale, economica ed educativa che dovrà essere assunta nel prioritario interesse del bambino, già così drammaticamente segnato dai tragici vissuti personali".

Il procedimento era stato avviato dai nonni materni del bambino (Shmuel Peleg e l’ex moglie) secondo i quali la nomina del tutore era stata presa troppo velocemente, in appena 20 minuti a fine maggio dal tribunale di Torino, e poi confermata da un giudice di Pavia ad agosto. Dopo la discussione dei legali dei due rami familiari, i giudici si erano riservati di decidere e lo hanno fatto ieri. Il procedimento, davanti al tribunale per i minorenni e con al centro una serie di questioni poste dagli avvocati dei nonni (che hanno contestato anche la presunta falsità del verbale di nomina basato su un documento di un medico) era iniziato lo scorso 22 ottobre con una prima udienza. "Nell’interesse del minore accogliamo con soddisfazione la rimozione di Aya Biran come tutore a favore di un terzo, come era stato richiesto fin dall’inizio dai nonni materni" hanno commentato gli avvocati Sara Carsaniga e Paolo Polizzi, legali di Shmuel Peleg ed Esther Cohen. "Un primo raggio di luce a sei mesi dal terribile disastro", ha commentato da Tel Aviv la famiglia Peleg. Nel frattempo, la zia paterna nei mesi scorsi ha già presentato richiesta al tribunale per l’adozione del minore, così come ha fatto anche la zia materna del piccolo.

"Ora auspico che la zia non impedisca più i contatti tra il minore e i nonni, come sta facendo da quando Eitan è tornato in Italia" ha aggiunto l’avvocato Sara Carsaniga. Eitan è infatti tornato in Italia il 3 dicembre dopo la sentenza della Corte suprema di Tel Aviv che ha riconosciuto la sottrazione internazionale del piccolo da parte del nonno Shmuel destinatario di un mandato d’arresto a seguito delle indagini dei pm pavesi. Indagini anche a carico del presunto complice Gabriel Alon Abutbul, arrestato a Cipro e in attesa di estradizione, e della nonna Esther Cohen, indagata in concorso per il sequestro. Lo zio Or Nirko insieme alla moglie Aya, invece, sono stati iscritti nel registro degli indagati su denuncia della nonna materna perché avrebbero prelevato dalla casa dei genitori del bimbo telefoni e dispositivi informatici utili, secondo la nonna, per accedere a documenti (nella denuncia si parla pure del testamento) che servivano nel procedimento sulla tutela.