Rudy Guede, unico condannato per l'omicidio di Meredith Kercher
Rudy Guede, unico condannato per l'omicidio di Meredith Kercher
Rudy Guede potrebbe tornare libero, completamente libero, già dalle prossime ore. Per lui si chiuderebbe così, definitivamente, la parentesi della sua vita che lo ha visto unico condannato (a sedici anni) per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese ventunenne uccisa a Perugia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Guede e l’avvocato che lo assiste, Fabrizio Ballarini, attendono la decisione del magistrato di sorveglianza riguardo la richiesta di altri 45 giorni di “sconto“ sul fine pena previsto per il 4 gennaio 2022: l’articolo 54 dell’ordinamento penitenziario prevede, infatti, che ogni sei mesi i condannati possano chiedere 45 giorni giorni di “sconto“, concessi in caso di buona condotta. Se la risposta dovesse essere positiva, come tutto lascia prevedere, Guede sarebbe già libero, perché il “fine pena“ sarebbe anticipato al 20...

Rudy Guede potrebbe tornare libero, completamente libero, già dalle prossime ore. Per lui si chiuderebbe così, definitivamente, la parentesi della sua vita che lo ha visto unico condannato (a sedici anni) per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese ventunenne uccisa a Perugia nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Guede e l’avvocato che lo assiste, Fabrizio Ballarini, attendono la decisione del magistrato di sorveglianza riguardo la richiesta di altri 45 giorni di “sconto“ sul fine pena previsto per il 4 gennaio 2022: l’articolo 54 dell’ordinamento penitenziario prevede, infatti, che ogni sei mesi i condannati possano chiedere 45 giorni giorni di “sconto“, concessi in caso di buona condotta. Se la risposta dovesse essere positiva, come tutto lascia prevedere, Guede sarebbe già libero, perché il “fine pena“ sarebbe anticipato al 20 novembre. È un cerchio che si chiude: lo stesso giorno del 2007 (il 20 novembre, appunto) Rudy viene bloccato dalla polizia in Germania, mentre viaggia sul treno Coblenza-Magonza, già ricercato dagli investigatori italiani.

"È una procedura snella – spiega l’avvocato Ballarini –, non è prevista un’udienza davanti al magistrato di sorveglianza. La decisione dovrebbe arrivare nei prossimi giorni e, se sarà positiva, arriverà anche l’ordine di scarcerazione". Rudy ha già ottenuto 1100 giorni di “sconto“ sulla detenzione rispetto ai 16 anni di reclusione che gli sono stati inflitti con il rito abbreviato: in primo grado la condanna era stata a trent’anni, poi in Appello la riduzione di pena.

In realtà l’ivoriano, ormai trentaquattrenne, è fuori dal carcere da qualche mese, in affidamento ai servizi sociali: vive a Viterbo, collabora con la Caritas e presta servizio nella biblioteca del Centro studi criminologici, un ente di formazione per l’aggiornamento professionale. Su di lui “vigila“, come prevede la legge, l’Ufficio per l’esecuzione penale esterna. Dopo essersi diplomato e laureato (la triennale) mentre era in cella, a breve discuterà la tesi per la laurea magistrale in Scienze storiche e sociali. E tra poco, al massimo a fine gennaio, potrà chiudere definitivamente il periodo della sua vita che lo ha visto unico condannato per l’omicidio di Mez, la studentessa inglese ammazzata a coltellate (quello mortale fu un colpo alla carotide) la notte di Ognissanti, nella villetta della Pergola a Perugia: Rudy Guede si è sempre dichiarato innocente.

Del delitto di Meredith sono stati accusati anche Raffaele Sollecito e Amanda Knox (che ha tirato in ballo anche il suo datore di lavoro di allora, Patrick Lumumba, subito scagionato) . All’epoca dei fatti avevano 23 anni lui (originario di Giovinazzo) e 20 lei, erano fidanzati e l’americana, di Seattle, era coinquilina della vittima. Anche loro sono stati in carcere, accusati della morte di Meredith: sono stati condannati, poi assolti; poi di nuovo condannati e definitivamente assolti dalla Corte di Cassazione. Hanno provato entrambi a rifarsi una vita. Raffaele Sollecito si è laureato in Ingegneria e ha sottilineato più volte quanto il “delitto di Perugia“ lo abbia segnato e quanto ancora, nonostante la sentenza di assoluzione e nonostante di anni ne siano passati molti, ancora non riesca a mettere la parola fine. Un problema anche per il lavoro, ha raccontato, perché più volte gli è stato detto di no, proprio perché chi lo doveva assumere lo associava alla morte di Meredith.

Diversa la situazione di Amanda Knox, Foxy Knoxy come era stata soprannominata quando giocava a calcio a Seattle, ben prima che arrivasse a Perugia, anche lei per studiare. Amanda ha un compagno e ha avuto una bambina, Eureka Muse: lo ha annunciato sui social, con una foto che la ritrae con la piccola in braccio. Non ha avuto problemi di lavoro: quando è rientrata in America, dopo la scarcerazione, l’aspettavano decine di contratti nell’editoria, tutti ben pagati. Ora racconta il suo essere incinta in una serie della quale è protagonista con il compagno.

Il destino avverso, anzi tragico, invece, sembra non voler risparmiare la famiglia di Meredith: il padre, John, che ha combattuto quanto più poteva per sapere la verità sulla morte della figlia, è morto a 77 anni, nel febbraio del 2020, dopo alcuni giorni di agonia. Forse un incidente, forse una rapina: era arrivato in ospedale, a Londra, gravemente ferito. Ma i contorni di quell’episodio non erano chiari.