Scoglio Mangiabarche, il faro dell'isola di Sant'Antioco
Scoglio Mangiabarche, il faro dell'isola di Sant'Antioco

Roma, 21 luglio 2019 - C'è chi li chiama guardiani del faro. Chi, poeticamente, custodi di luce. Ma, al di là della definizione più o meno letteraria, i faristi rischiano di scomparire. Erano oltre 270 vent’anni fa, oggi ne sono rimasti appena 119, meno della metà, a fronte di 147 fari principali. Nel periodo d’oro, gli anni Sessanta, le sentinelle del mare arrivavano a quota 600. Lo stipendio mensile si aggira intorno ai 1.300 euro netti. 
Certo le nuove tecnologie hanno cambiato (e di molto) il mestiere del farista e chi deve fare manutenzione agli occhi del mare collocati in posizioni impervie, in alcuni casi, si serve dell’elicottero. Renzo Fiorentini, classe 1949, è stato per una decina d’anni il farista dell’isola del Tino (La Spezia) e ricorda le lunghe notti, vigile, a controllare i gruppi elettrogeni. 

O ancora, quando venne un temporale e si trovò senza elettricità. «Nessuno poteva venirmi ad aiutare. C’era troppo vento sia per l’elicottero, sia per una barca. E così, mi arrangiai, aprendo la cabina d’alta tensione anche se era vietato per l’alta pericolosità. In quel momento arrivò un fulmine, una lamiera mi colpì e restai con la mano quasi a ciondoloni...». Fortunatamente lo recuperò un gommone, e Renzo può ancora raccontare le sue avventure. «Altri tempi, ora è tutto cambiato. Allora si viveva lì, in mezzo al mare. Io e mia moglie avevamo l’orto, le galline. Ogni tanto andavo a pescare e mangiavamo quello che recuperavo. Oggi si arriva al Tino, si fa un controllo, e poi si riparte... Il farista, tra poco, sparirà».

Il futuro dei faristi. I nuovi guardiani del mare arrivano prevalentemente dalla mobilità interna del personale della Marina militare, dopo aver ottenuto l’abilitazione di operatore nautico frequentando un corso all’ufficio tecnico dei fari di La Spezia. 
"La previsione – spiega Stefano Gilli, per tanti anni comandante della zona fari dell’Alto Tirreno e vicepresidente dell’associazione ‘Il mondo dei fari’ – è che i faristi man mano che ci saranno i pensionamenti si ridurrà ancora del 20 o del 30%". E dire che in passato le sentinelle del mare vivevano in luoghi impervi come Punta Scorno all’Asinara o a Razzoli in Sardegna assieme a quattro o sei famiglie e c’era qualche donna che diventava ufficiosamente guardiana del faro dopo la morte del marito che aveva fatto quel mestiere per anni. Il mare narra la storia di Maria Rita Di Loreto, la farista del Gargano. Veniva dall’Abruzzo, ma in Puglia conobbe il marito, un barcaiolo, e decise di trasferirsi in mezzo al mare dopo il corso a La Spezia. Dopo Monfalcone e Manfredonia arrivò al faro di Torre Preposti, vicino a Vieste, e divenne la sua casa per vent’anni. Qui sfuggì anche a un incendio buttandosi in mare, ma senza perdersi d’animo. Tant’è che dopo il divorzio dal marito ha continuato a vivere lì. L’unica compagnia? Tre cani, otto gatti, un criceto e due pesci rossi. 
 

Il libro. Claudio Masciopinto, 29 anni, antropologo pugliese, figlio del farista di Brindisi, San Cataldo di Lecce e Torre Canne, sul tema ha scritto un libro: Custodi di luce (La Nuova Mezzina)
"Per loro è una missione. E con la struttura del faro s’identificano a tal punto da chiamarla ‘casa’", spiega Masciopinto. Senza contare che il faro per i ‘custodi di luce’ racchiude due dimensioni: quella lavorativa e quella personale. In Puglia, ad esempio, «in qualche struttura fino a non molto tempo fa ci vivevano fino a sei famiglie – racconta Gilli – e lo Stato inviava una maestra per fare lezione ai bambini. Anche l’insegnante viveva lì, fino al venerdì». 

La solitudine. Anche sulla solitudine ognuno dice la sua. "Per vivere in mezzo al mare, bisogna avere una certa sensibilità. Amare la natura e tutto ciò che ti circonda", racconta la Di Loreto nel libro di Masciopinto. Oggi – con le nuove tecnologie – è tutto automatizzato, la vita è più tranquilla. Ma «se si brucia una lampadina chi la cambia? E se c’è una sciroccata di sabbia è sempre il guardiano del faro che pulisce la lente», spiega Gilli. È il caso di Paolo Bassignani che ora vive a Portofino nel faro riaperto dopo 14 anni. Una vita diversa rispetto a quella raccontata da Fiorentini che lì ci viveva alla fine degli anni Settanta. 
Il personale, come detto, è in diminuzione e diversi fari ormai disabitati sono stati dati in concessione trasformandoli in resort esclusivi o ristoranti. È successo a Capo Spartivento, in Sardegna, ma anche a Punta del Fenaio all’Isola del Giglio. "L’automatizzazione farà scomparire i faristi – profetizza Fiorentini –, ma senza l’uomo le strutture rischiano di andare in malora".