Roberto Gualtieri, 55 anni, festeggia l’elezione a sindaco. L’ultimo dem al Campidoglio fu Ignazio Marino nel 2015
Roberto Gualtieri, 55 anni, festeggia l’elezione a sindaco. L’ultimo dem al Campidoglio fu Ignazio Marino nel 2015
di Giovanni Rossi Alla festa per Roberto Gualtieri in Piazza Santi Apostoli tutti girano con sorrisi che sembrano gigantografie. "Daje, sindaco!". Lui sta al gioco, ma sempre un filo impacciato, con quella faccia da secchione che punta al massimo dei voti. Almeno per il 2025: "Quando arriverà il Giubileo – è la promessa – questa città sarà rimessa in sesto. Questa città può rinascere, sarà la sorpresa dei prossimi anni". Bandiere, applausi, musica. E sulle note de I nostri anni di Tommaso Paradiso, iI centrosinistra romano ritrova status, orgoglio, prospettiva. La schiacciante vittoria sul candidato del centro destra Enrico Michetti – il fragile tribuno scelto da Giorgia Meloni – consegna il Campidoglio all’ex ministro dell’Economia. In un...

di Giovanni Rossi

Alla festa per Roberto Gualtieri in Piazza Santi Apostoli tutti girano con sorrisi che sembrano gigantografie. "Daje, sindaco!". Lui sta al gioco, ma sempre un filo impacciato, con quella faccia da secchione che punta al massimo dei voti. Almeno per il 2025: "Quando arriverà il Giubileo – è la promessa – questa città sarà rimessa in sesto. Questa città può rinascere, sarà la sorpresa dei prossimi anni". Bandiere, applausi, musica. E sulle note de I nostri anni di Tommaso Paradiso, iI centrosinistra romano ritrova status, orgoglio, prospettiva. La schiacciante vittoria sul candidato del centro destra Enrico Michetti – il fragile tribuno scelto da Giorgia Meloni – consegna il Campidoglio all’ex ministro dell’Economia. In un ballottaggio senza storia, sigillato dal 60,15%-39,85% conclusivo, Roma sceglie di tornare al primato della competenza.

Dopo lo sciagurato quinquiennio di Virginia Raggi e dei 5 Stelle, la Capitale respinge con fermezza ogni nuova avventura. Vota solo il 40,77% degli elettori – l’8% in meno rispetto a quindici giorni fa e la bellezza di 900mila elettori persi rispetto al 1993 – ma tra chi si presenta ai seggi l’idea prevalente è chiara: evitare scommesse, affidarsi a un sindaco che, per curriculum personale e rete di sostegno, suggerisce quanto meno di poter affrontare i mille problemi della Capitale con pragmatismo e raziocinio. Che riesca a risolverli non è per nulla scontato. La partenza poi sarà insidiosa. Perché al massimo tra un mese ogni cassonetto debordante, ogni cinghiale agli incroci, ogni bus in ritardo (o in fiamme) non sarà più in conto Raggi.

A piedi per andare dal Nazareno a piazza Santi Apostoli, il vincitorre è subito fermato da una passante che gli consegna l’ordine dei lavori: "Una bella pulita ci vuole, il centro è lercio e le periferie fanno schifo". L’antifona è questa. Roba molto più spiccia dell’immaginata città dei "15minuti", per raggiungere i servizi alla persona da qualsiasi punto della Capitale. Perché la gente guarda sì al futuro ma con occhio sul presente.

Il Pd, leader della coalizione vincente, sa che il difficile comincia oggi. "Noi vogliamo ripulire questa città, farla ripartire, mettere a terra le risorse, costruire un’amministrazione efficiente come i romani meritano", scandisce il neosindaco, non ignorando che il disastro grillino, l’esasperazione dei cittadini e la campagna porta a porta di Carlo Calenda (uscito al primo turno ma con la lista singola più votata), hanno alzato di molto l’asticella. Quindi "serviranno visione, apertura, ascolto, allargamento alle forze civiche. Le periferie? Il nostro assillo sarà garantire a tutti diritti di cittadinanza piena", si carica il vincitore. Deciso a rilanciare Roma come "città produttiva, della cultura, della scienza, dell’innovazione", oltre che comunità "inclusiva e vicina alle persone".

Gli auguri della sindaca uscente, ostinatamente disallineata dal neosegretario Giuseppe Conte sulle indicazioni per il ballottaggio, sono mero galateo istituzionale. Quando Gualtieri ringrazia Raggi "per l’impegno", piazza Santi Apostoli risponde "buuu". Poi anche Michetti si congratula. E Calenda invia "calorosi complimenti". "È positivo che ci sia uno spirito di collaborazione per il bene della città", sta al gioco l’ex ministro lasciando trapelare suggestioni, qualche nome e un impegno formale: "Il perimetro politico della maggioranza è quello delle elezioni. Sulla Giunta farò quello che ho detto in campagna elettorale". E sarà un mix di politici, tecnici di area e civici. Il vicesindaco sarà una donna. Favorita Francesca Bria, già assesore all’Innovazione a Barcellona, oggi in Cda Rai; outsider l’ex ministra Beatrice Lorenzin, alla guida del comitato elettorale, oppure la deputata dem ed ex ministra Marianna Madia.