È la Costituzione con la XII disposizione transitoria a vietare la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

A darle attuazione è nel 1952 la legge Scelba. La legge Mancino del 1993 completa il quadro. In particolare, l’articolo 3 della legge Scelba disciplina lo scioglimento di un gruppo. In tal senso, non basta l’apologia di fascismo:

deve esistere una struttura eversiva che mira alla ricostituzione del partito nazionale fascista. Due le ipotesi. La prima presuppone una sentenza della magistratura, come accaduto nel ’73 per Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale: in questo caso è il ministro dell’interno, sentito il Consiglio dei ministri, a ordinare lo scioglimento e la confisca dei beni. Oppure, il Governo può provvedere allo scioglimento con un decreto legge, ma solo

in casi straordinari

di necessità e di urgenza.