Didattica a distanza: i problemi delle famiglie numerose
Didattica a distanza: i problemi delle famiglie numerose
La Dad è cosa ardua. Lo dicono un po’ tutti i genitori. Ma cosa significa stare in dodici sotto lo stesso tetto ai tempi del Coronavirus, con dieci pargoli in didattica a distanza? Possono saperlo solo Rossella Accattoli e Carlo Vescovi, che vivono a Montefano, paese maceratese con 3.384 anime. Lei ha 45 anni e lui 48. La primogenita Anna ha 20 anni ed è una studentessa universitaria, poi ci sono la 18enne Rachele, la 16enne Maria, il 15enne Giuseppe, il 13enne Michele, Pietro, Davide, Gioele e Giovanni rispettivamente di 12, 11, 10 e 9 anni e la piccola Noemi di 6 anni. Dieci figli (otto cesarei), di cui nove ogni giorno sono davanti al computer per seguire...

La Dad è cosa ardua. Lo dicono un po’ tutti i genitori. Ma cosa significa stare in dodici sotto lo stesso tetto ai tempi del Coronavirus, con dieci pargoli in didattica a distanza? Possono saperlo solo Rossella Accattoli e Carlo Vescovi, che vivono a Montefano, paese maceratese con 3.384 anime. Lei ha 45 anni e lui 48. La primogenita Anna ha 20 anni ed è una studentessa universitaria, poi ci sono la 18enne Rachele, la 16enne Maria, il 15enne Giuseppe, il 13enne Michele, Pietro, Davide, Gioele e Giovanni rispettivamente di 12, 11, 10 e 9 anni e la piccola Noemi di 6 anni. Dieci figli (otto cesarei), di cui nove ogni giorno sono davanti al computer per seguire le lezioni. La connessione internet non reggerebbe se fossero collegati tutti insieme, per cui i più piccoli, da Pietro a Giovanni, vanno dai nonni al piano superiore. Mentre il gruppo da Anna a Michele resta nel "quartier generale". È la capofamiglia, che ribadisce di non sentirsi una supermamma, a spiegare l’organizzazione quotidiana a casa Vescovi. Fondamentale il gioco di squadra. Nel marzo 2020, con l’avvio del lockdown, il nostro giornale aveva già intervistato Rossella.

Mamma Rossella, cosa è cambiato rispetto ad un anno fa?

"Diciamo che ormai stare chiusi in casa non è più una novità. Ovviamente dispiace e le restrizioni continuano a destabilizzare, però è come se avessimo iniziato a convivere con la pandemia. Fortunatamente viviamo in campagna e, pur essendo in zona rossa, i figli possono giocare sui campi davanti casa".

Come vi siete organizzati?

"Innanzitutto ringrazio gli altri genitori che mi vengono in soccorso nei gruppi Whatsapp perché talvolta, tra registri elettronici e classroom, rischio di perdermi. Altrimenti mi ci vorrebbe la segretaria (sorride, ndr). Tranne Noemi che, frequentando la scuola materna, non deve collegarsi al pc tutti i giorni, gli altri figli lavorano ciascuno al portatile o al fisso. Due pc sono frutto del regalo della Cresima. In sei frequentano lo stesso istituto comprensivo, che però ovviamente ha dato un computer a famiglia. Giuseppe, che va all’Itis di Recanati, ha il tablet da inizio anno. Alcuni figli studiano nella stessa stanza, tipo in salotto, altri divisi nelle camere. Dato che non sarebbe stato possibile collegarsi tutti insieme, i più piccoli vanno dai nonni".

Ma lei come fa a seguire tutti?

"La famiglia mi aiuta. Anna, la più grande, aiuta Michele, che fa la seconda media. I ragazzi delle superiori sono autonomi, mentre mia sorella e i nonni seguono i bambini delle elementari. L’avvio della Dad è conciso con la mia assenza, perché ero all’ospedale con la piccola. Mio marito (impiegato nell’azienda metalmeccanica del suocero, ndr) lavora, per forza. C’è un grande gioco di squadra".

Qual è l’aspetto più duro?

"Paradossalmente io ho più tempo a disposizione di prima: quando c’erano le lezioni in presenza dalle 6 alle 8 era una corsa contro il tempo, tra la sveglia, la colazione, la partenza degli autobus, la merenda da preparare. Però, vista dal punto di vista dei figli, loro sentono la mancanza dello stare in classe. I piccoli sembrano essersi adattati meglio, perché vivono il tutto come una novità, ma i grandi si perdono. È difficile staccarli dalla Play Station. Non so quale sia la soluzione e rendo comunque merito agli insegnanti che stanno lavorando il doppio. Ma la Dad non è scuola".