Una foto tratta dal profilo Facebook di Jacopo Compagnoni, guida alpina di 40 anni
Una foto tratta dal profilo Facebook di Jacopo Compagnoni, guida alpina di 40 anni
"Jacopo Compagnoni era un caro amico. Ho un bellissimo ricordo di un evento a cui abbiamo partecipato assieme, eravamo in Giappone, in compagnia anche di sua sorella Deborah, la grande campionessa tre volte medaglia d’oro ai Giochi olimpici invernali. La notizia della sua scomparsa è una ferita che non si rimarginerà". Piero Gros conosce come pochi altri le gioie e i dolori terribili che la montagna può procurare a chi la ama. Sciatore straordinario, nel 1974 vinse la Coppa del...

"Jacopo Compagnoni era un caro amico. Ho un bellissimo ricordo di un evento a cui abbiamo partecipato assieme, eravamo in Giappone, in compagnia anche di sua sorella Deborah, la grande campionessa tre volte medaglia d’oro ai Giochi olimpici invernali. La notizia della sua scomparsa è una ferita che non si rimarginerà".

Piero Gros conosce come pochi altri le gioie e i dolori terribili che la montagna può procurare a chi la ama.

Sciatore straordinario, nel 1974 vinse la Coppa del Mondo e nel 1976, a Innsbruck, si aggiudicò l’oro olimpico nello slalom, battendo il suo capitano e modello di riferimento Gustavo Thoeni. In coppia, furono gli eroi di una epopea che fece conoscere a milioni di italiani la Valanga azzurra e il fascino delle Settimane Bianche.

"Poi nella mia vita ho fatto anche il sindaco di Salice d’Ulzio, il mio paese – sospira Gros –. È stata una esperienza importante, in un certo modo anche figlia della mia gioventù da atleta. E anche nella veste istituzionale ho sempre cercato di trasmettere la consapevolezza che la neve, da amica, in qualunque istante può trasformarsi in nemica".

In che senso?

"Non mi riferisco certo al caso del povero Jacopo, che apparteneva ad una famiglia che ben conosce le insidie della montagna. Il mio è un discorso che vale soprattutto per chi frequenta le piste da turista, da cittadino in vacanza".

L’eterna esigenza della prevenzione.

"Esattamente. Non bisogna mai, mai sottovalutare la natura. Vede, noi che ci consideriamo figli della modernità, abbiamo purtroppo la tendenza a fidarci, come dire, della tecnologia. Delle informazioni che ci arrivano sullo smartphone in un istante. Siamo istintivamente portati a pensare che un clic sul cellulare sia sufficiente ad allontanare il rischio…".

Ma così non è.

"Infatti. Il rapporto tra l’essere umano e la montagna è condizionato da elementi che non possono essere catalogati a priori. Badi bene, a me prima di Jacopo era già capitato di perdere degli amici che sono stati traditi dal destino…"

Cosa potremmo suggerire al turista da settimana bianca?

"Di non considerarsi mai più forte della natura. È un peccato di superbia. La montagna è meravigliosa nella sua bellezza selvaggia, ma proprio perché è selvaggia la montagna deve sempre essere affrontata con prudenza".

Dovremmo abituarci a rispettarla.

"E anche ad averne un legittimo timore. Mai accettare il pericolo se non siamo certi di conoscerlo in ogni sua dimensione e proporzione".