di Elena G. Polidori Il colpo di genio: cercare di ricompattare il M5s nel segno di una delle radici più antiche e solide dell’anima grillina, quella ecologica e ambientale. Grillo aveva chiesto a Draghi, durante il colloquio alla Camera, di avere un ministero di "transizione ecologica". E il premier incaricato, alla fine, ha dato l’atteso segnale, ha detto di sì. Il via libera è avvenuto ieri durante una telefonata tra Draghi e il sedicente Elevato: l’impasse sulla votazione su Rousseau – che teneva tutti sulle spine – per il nuovo governo si è sbloccata. Si voterà oggi, tra le 9 e le 18, quasi dieci ore...

di Elena G. Polidori

Il colpo di genio: cercare di ricompattare il M5s nel segno di una delle radici più antiche e solide dell’anima grillina, quella ecologica e ambientale. Grillo aveva chiesto a Draghi, durante il colloquio alla Camera, di avere un ministero di "transizione ecologica". E il premier incaricato, alla fine, ha dato l’atteso segnale, ha detto di sì.

Il via libera è avvenuto ieri durante una telefonata tra Draghi e il sedicente Elevato: l’impasse sulla votazione su Rousseau – che teneva tutti sulle spine – per il nuovo governo si è sbloccata. Si voterà oggi, tra le 9 e le 18, quasi dieci ore per dare l’ormai scontato via libera a Draghi, visto che anche il quesito posto è cambiato: "Sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico – recita il testo – che preveda un super-Ministero della Transizione ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?". Quasi impossibile dire di no.

E così, in un colpo solo, Grillo è riuscito anche a silenziare i ’contras’, il numeroso gruppo capitanato da Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi, togliendogli molte frecce dall’arco della dissidenza. E facendo gioire un Luigi Di Maio che, alla fine, si è schierato: "La ricostruzione, dopo la crisi causata dalla pandemia, comincia da qui – ha commentato il ministro degli Esteri uscente –. Grazie Beppe. E viva il M5s sempre". Il governo, dunque, dovrebbe nascere anche con una parte consistente dei 5 Stelle nella maggioranza. Sarà però sul fronte delle alleanze del prossimo governo che i ’contras’ marcheranno la distanza, mettendo una barriera con compagni di viaggio come Berlusconi e Renzi, mentre i grillini ’governisti’ non cederanno sulle questioni che hanno fatto cadere il Conte II, come il Mes.

Dunque, Grillo si è ripreso il Movimento inventandosi un nuovo ministero (che, comunque, pare, andrà al tecnico Giovannini) e isolando la dissidenza. Ma non del tutto. Tredici parlamentati 5 stelle infatti in una nota ieri sera hanno definito la votazione su Rousseau "tendenziosa e palesemente volta a inibire il voto contrario alla partecipazione del M5s al governo Draghi", nel fare intendere che "solo con la partecipazione del M5s al governo si potranno difendere i provvedimenti adottati da quello precedente". Di indigeribile, per molti stellati, è prima di tutto lo stesso Draghi. Ne parla il deputato Cabras, uno dei più ostili all’ex governatore Bce: "Una scissione – ha spiegato – non è comunque da escludere. Dire sì a Draghi significa dismettere le nostre battaglie storiche". E sulla sua stessa linea ci sono i veri ’contras’, ovvero Lannutti, Granato, Lezzi, Angrisani, Abate, Forciniti, Vallascas, Costanzo, Raduzzi, Volpi, Giuliodori, Maniero, Colletti, decisi per il no a prescindere. La scissione di fatto non è ancora esclusa. Lo stop & go al voto su Rousseau lascerà ulteriori strascichi nel rapporto tra Davide Casaleggio e i gruppi. E forse anche tra il figlio del guru del M5s e Grillo che, secondo alcuni, non aveva dato il via alla votazione.