di Elena G. Polidori Lo hanno trattenuto finché è stato possibile, ma alla fine il "vaffa" è partito. Sonoro. Roboante. Definitivo. Beppe Grillo ha licenziato in tronco Giuseppe Conte, ha richiamato Davide Casaleggio, riassoldando Rousseau per le votazioni della base e chiudendo all’idea di fare del M5s un pezzo del "sistema" politico italiano. La sua creatura politica è e deve restare quella che è, nata per "diffondere la democrazia diretta" e – soprattutto – senza un leader unico. Si riparte da dove Grillo era rimasto, ovvero al voto degli Stati Generali che avevano partorito un direttorio a cinque e tutto il resto come prima, come se due governi guidati dai 5 Stelle non fossero mai esistiti e come se quell’alleanza con il Pd fosse carta straccia, fatto che mette a rischio non solo la tenuta dei gruppi parlamentari ma anche quella del governo. Soprattutto, si va avanti come se Conte non fosse mai esistito. Già, Conte. Grillo lo ha...

di Elena G. Polidori

Lo hanno trattenuto finché è stato possibile, ma alla fine il "vaffa" è partito. Sonoro. Roboante. Definitivo. Beppe Grillo ha licenziato in tronco Giuseppe Conte, ha richiamato Davide Casaleggio, riassoldando Rousseau per le votazioni della base e chiudendo all’idea di fare del M5s un pezzo del "sistema" politico italiano. La sua creatura politica è e deve restare quella che è, nata per "diffondere la democrazia diretta" e – soprattutto – senza un leader unico. Si riparte da dove Grillo era rimasto, ovvero al voto degli Stati Generali che avevano partorito un direttorio a cinque e tutto il resto come prima, come se due governi guidati dai 5 Stelle non fossero mai esistiti e come se quell’alleanza con il Pd fosse carta straccia, fatto che mette a rischio non solo la tenuta dei gruppi parlamentari ma anche quella del governo. Soprattutto, si va avanti come se Conte non fosse mai esistito.

Già, Conte. Grillo lo ha trattato come peggio non si sarebbe potuto. Ammette, nel suo post intitolato sarcasticamente "una bozza e via", che il M5s ha certo dei problemi, ma "Conte – si legge – mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali, non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione. Io questo l’ho capito, e spero che possiate capirlo anche voi", scrive il cofondatore. "Non possiamo lasciare che un Movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco", prosegue, fino all’affondo, che sembra seppellire l’era Conte sotto un cumulo di macerie: "Indico la consultazione in rete degli iscritti al M5s per l’elezione del Comitato direttivo – declama Grillo dal blog – che si terrà sulla piattaforma Rousseau".

Ma anche il garante non sembra avere le idee chiare sul futuro: nel post non offre alcuna chiave di soluzione dei problemi, si limita a parlare del nulla dicendo che "vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto, ossia i problemi politici, idee, progetti, visione, e i problemi organizzativi, merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente"; in sostanza, un ossimoro.

Grillo, però, non sembra rendersene conto e dal blog spara ordini, da vero leader che "qualcuno" voleva detronizzare, ma lui si è ripreso lo "scettro", indicendo il voto su Rousseau (che lui e Casaleggio possono controllare, a differenza di una piattaforma esterna e neutra, ndr), visto che "su qualsiasi altra piattaforma – sostiene – esporrebbe il Movimento a ricorsi in Tribunale per la sua invalidazione; ho chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla piattaforma Rousseau e lui ha accettato". "Chiederò poi al neo-eletto Comitato direttivo (che lui aveva sconfessato solo 4 mesi fa, ndr) di elaborare un piano di azione da qui al 2023 – prosegue il post – qualcosa di concreto, indicando obiettivi, risorse, tempi, modalità di partecipazione vera e, soprattutto, concordando una visione a lungo termine, al 2050", spiega.

Ma è il finale del post che fa capire che dietro lo strappo non c’è solo una questione di statuto, di visione di un partito antisistema, di una leadership "unipersonale" o di un ruolo di garante che Conte voleva mettere in soffitta. Dietro c’è l’appoggio al governo Draghi che Grillo vuole continuare a sostenere e Conte, invece, no. Di qui anche la metafora dell’ex premier visto come un’illusionista creatore di visioni ottiche che nulla hanno a che vedere con la realtà. "Mi sento così – scrive Grillo, con toni forti verso Conte – come se fossi circondato da tossicodipendenti che mi chiedono di poter avere la pasticca che farà credere a tutti che i problemi sono spariti e che dia l’illusione, almeno per qualche mese, forse non di più, che si è più potenti di quello che in realtà si è davvero, pensando che Conte sia la persona giusta per questo. Ma Conte può creare l’illusione collettiva, e momentanea, di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema". E avverte: "Il consenso è solo l’effetto delle vere cause, l’immagine che si proietta sullo specchio".

Ora la questione è capire su quante divisioni possano contare i due contendenti. Con Grillo ci sono i "neo-ortodossi", la vecchia guardia. Al Senato possono contare su Danilo Toninelli, alla Camera su Carla Ruocco, sul capogruppo Davide Crippa, sul presidente della commissione Politiche Ue Sergio Battelli o sull’ex ministro Vincenzo Spadafora. A loro si aggiungono diversi deputati al primo mandato, critici sulla possibilità della deroga ai due mandati. Molti di loro (da Luca Carabetta a Giovanni Currò fino a Maria Pallini) pochi mesi fa hanno dato vita alla corrente "Innovare".