di Elena G. Polidori Le divisioni interne al M5s sotto gli occhi di tutti, a cielo aperto. Con Giuseppe Conte, ancora una volta, nella parte "debole" della catena di comando. Ieri, un incontro stampa su un tema caro ai 5 Stelle come la transizione ecologica, si è trasformato in un battibecco a distanza tra il leader (sulla carta) del Movimento e il garante Beppe Grillo. Su un tema scivoloso, le nomine Rai, dove i 5 Stelle sono rimasti all’asciutto, con Conte che, per vendetta, ha annunciato la diserzione delle reti pubbliche da parte dei rappresentanti politici del Movimento. Decisione bersaglio del sarcasmo di Grillo. "Mi fa piacere che ci sia di...

di Elena G. Polidori

Le divisioni interne al M5s sotto gli occhi di tutti, a cielo aperto. Con Giuseppe Conte, ancora una volta, nella parte "debole" della catena di comando. Ieri, un incontro stampa su un tema caro ai 5 Stelle come la transizione ecologica, si è trasformato in un battibecco a distanza tra il leader (sulla carta) del Movimento e il garante Beppe Grillo. Su un tema scivoloso, le nomine Rai, dove i 5 Stelle sono rimasti all’asciutto, con Conte che, per vendetta, ha annunciato la diserzione delle reti pubbliche da parte dei rappresentanti politici del Movimento.

Decisione bersaglio del sarcasmo di Grillo. "Mi fa piacere che ci sia di nuovo la stampa – ha esordito Grillo –. Quindi anche Conte, che è un gentleman, non riesce a dare degli ultimatum, è uno dei più grandi specialisti di penultimatum che abbiamo visto. Va bene così...". Una frecciata arrivata dopo che l’ex-premier ha lasciato intendere di voler tornare sulla questione del diktat anti-Rai, non escludendo un ammorbidimento.

Ma allora, c’è o non c’è l’Aventino sulle reti Rai? E, soprattutto, Conte comanda davvero il M5s oppure le pressioni interne l’hanno costretto alla retromarcia? L’ex premier, atterrato dal gancio dell’ironia dell’Elevato, ha tentato di minimizzare. "Grillo – ha replicato Conte – ha fatto una battuta, ci siamo confrontati su questo punto. Sul piano della comunicazione ha una visione non molto ortodossa, già in passato ha dimostrato di non essere legato molto alle apparizioni tv, da questo punto di vista non c’è stata nessuna divergenza su quello che è avvenuto".

Ma a parte il goffo tentativo di recupero, Conte ha confermato che l’embargo alle trasmissioni Rai non è definitivo: "Quando abbiamo detto che non andavamo in Rai – ha spiegato – lo abbiamo fatto perché c’era stato un passaggio che non ci è stato chiarito. Ma non vogliamo andare contro il servizio pubblico. Non vogliamo assumere la decisione per tutta la nostra vita politica, non è una decisione irreversibile. Lasciamo - ha concluso - che ora ci siano i chiarimenti, oggi (ieri, ndr) sono stati auditi presidente e ad Rai, attendiamo e poi torneremo sul punto".

E Grillo? Non ha infierito ("Non mi sento più l’Elevato bensì il garante dei valori"), riportando poi il discorso sul tema centrale del dibattito pubblico che, si ricorderà, è stato oggetto di trattativa diretta Draghi-Grillo all’epoca della formazione del governo e che è sfociato nella nomina di Roberto Cingolani (presente ieri all’evento) a ministro della Transizione Ecologica.

"Siamo gli unici a poter fare la transizione ecologica perché non siamo coinvolti in niente, non abbiamo cointeressenze negli inceneritori, siamo dei dilettanti straordinari. E la storia l’hanno sempre fatta i dilettanti", dice l’ex comico. E sempre sull’energia, Conte ha ribadito le proprie perplessità sul nucleare, affermando che "non rientra nelle qualificazioni di energie verdi".

Un accenno, infine, anche alla polemica relativa alla scelta del relatore della Legge di bilancio (un confronto tra Pd, Leu e M5s, al momento rimasto allo stato di ’muro contro muro’), su cui Conte ha preferito gettare acqua sul fuoco: "Non c’è stato il veto nei confronti di nessuno – ha detto – né tanto meno dell’onorevole Vasco Errani, che stimo". Ma la soluzione sul tema ancora latita.