Giuseppe Conte, 56 anni, e Beppe Grillo, classe 1948: tra di loro, serrato dibattito sul futuro del M5s
Giuseppe Conte, 56 anni, e Beppe Grillo, classe 1948: tra di loro, serrato dibattito sul futuro del M5s
di Elena G. Polidori "Sono il garante, non un coglione! Sono custode di una storia da cui non si prescinde e Conte ha bisogno di me!". Il ciclone Beppe Grillo, calato ieri nella Capitale, si è abbattuto con forza tra le file dei gruppi parlamentari, terremotando – se possibile – ancor più il quadro di un M5s (in futuro "M5s 2050", come da nuovo simbolo) ancora alle prese con il suo futuro. Un futuro appeso ad una trattativa difficile, complicata, perché – dice Grillo – "Conte deve studiare e imparare che cos’è il Movimento". L’ex premier è un "uomo di legge – ha detto ancora il Garante – un avvocato, io un visionario", ma nella realtà le distanze non sono poi così...

di Elena G. Polidori

"Sono il garante, non un coglione! Sono custode di una storia da cui non si prescinde e Conte ha bisogno di me!". Il ciclone Beppe Grillo, calato ieri nella Capitale, si è abbattuto con forza tra le file dei gruppi parlamentari, terremotando – se possibile – ancor più il quadro di un M5s (in futuro "M5s 2050", come da nuovo simbolo) ancora alle prese con il suo futuro. Un futuro appeso ad una trattativa difficile, complicata, perché – dice Grillo – "Conte deve studiare e imparare che cos’è il Movimento".

L’ex premier è un "uomo di legge – ha detto ancora il Garante – un avvocato, io un visionario", ma nella realtà le distanze non sono poi così siderali. Una mediazione c’è all’orizzonte (aiutata anche da una telefonata tra i due ieri mattina), ma il dato politico è che Grillo non ha alcuna voglia di essere messo nella vetrina degli argenti mentre un Conte leader fa tutto da solo; il fondatore vuole restare in prima linea. Raccontano, infatti, che quando ha affidato all’avvocato la difficile rifondazione del M5s, non era un’offerta in bianco e ora intende comunque avere l’ultima parola. "Lo Statuto messo a punto da Giuseppe Conte è molto diverso dal nostro – ha arringato i deputati alla Camera – è di 32 pagine e da quando l’ho ricevuto ci sono delle osservazioni reciproche in corso. Ci scambiamo le osservazioni sulla bozza, con colori diversi", ma la questione non è chiusa, si dovrà ancora attendere: "Vi prometto che entro 2-3-5 giorni presenteremo il nuovo Statuto con Conte – ha smorzato –, stiamo lavorando bene con Conte, gli avevamo detto di prendere lo Statuto e di farlo evolvere, di partire dal nostro Statuto. Lui invece ha preso due avvocati e ha scritto un’altra cosa. Me lo ha dato e mi ha detto di non farlo leggere a nessuno. Io l’ho letto e tante cose non andavano". La rottura, insomma, è stata a un soffio, ma Grillo ha bisogno di Conte e viceversa, tanto che alla fine il fondatore ha ammesso: "Questo è il momento di Giuseppe Conte, voglio rafforzarlo non indebolirlo". D’altra parte, il nuovo simbolo c’è già, ma sarà la quadratura finale dell’intesa a dare il senso politico di quello che sarà il nuovo M5s. I contorni si intravedono soprattutto su un punto, quello del nervo scoperto del limite dei due mandati per i parlamentari: Grillo vorrebbe mantenerlo ("è l’identità stessa del M5s fino a oggi"), Conte è a caccia di una deroga per poter contare su una classe dirigente minimamente formata. "Lo metteremo al voto degli iscritti", ha concesso Grillo, ma è poco rispetto all’impressione che il garante voglia conservare il suo ruolo di leader unico, malgrado la delega pesante al ex premier. "Io gli posso essere molto utile, lo deve capire", ha quindi chiosato, "lui non ha girato con noi nelle piazze…".

Altro nodo critico affrontato ieri, quello della comunicazione, con Grillo che ha sparato contro il "Conte Rocco Casalino", ex portavoce di Conte, che sarà pure "bravissimo sulle tv, ma si deve rapportare anche con il garante, non solo con il capo politico". In ultimo un affondo destinato a fare rumore, quello contro il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, l’uomo che Grillo ha messo sul tavolo delle trattative con Mario Draghi e una delle sue condizioni per far partire il nuovo governo. Davanti ai parlamentari, però, i toni sono stati diversi: "Cingolani se continua così è un bagno di sangue…".