ROMA Neanche il tempo di entrare in vigore (oggi) che sul Green pass europeo cade già la prima tegola. Quella della vaccinazione eterologa che in molti certificati elettronici, rilasciati nel nostro Paese, non risulta come completamento del ciclo d’immunizzazione, ma solo come prima dose. Il rischio concreto principale in questi casi è quello di essere...

ROMA

Neanche il tempo di entrare in vigore (oggi) che sul Green pass europeo cade già la prima tegola. Quella della vaccinazione eterologa che in molti certificati elettronici, rilasciati nel nostro Paese, non risulta come completamento del ciclo d’immunizzazione, ma solo come prima dose. Il rischio concreto principale in questi casi è quello di essere respinti alla frontiera nei Paesi dove è richiesto il richiamo per poter entrare. Non a caso si sono già avute le prime segnalazioni di viaggiatori che hanno avuto problemi alla dogana con altri Paesi confinanti, perché nel certificato non compariva la seconda dose.

Strumento tecnico ma non ’apriti sesamo’, il pass consiste in un QR code da tenere nello smartphone o in tasca, come quelli dei biglietti aerei, con tre alternative per dimostrare di poter viaggiare: aver completato il ciclo di vaccinazione, essere risultati negativi a un tampone, oppure essere guariti dal Covid-19.

Da oggi con il certificato, in formato cartaceo o digitale, è possibile varcare i confini nazionali e non essere più soggetti a restrizioni in Europa. Ma non solo: rispetto all’idea iniziale di usarlo soltanto per i viaggi, ora Bruxelles incita gli Stati membri a mettersi d’accordo e adoperare il documento anche per garantire in sicurezza l’ingresso a concerti, festival, teatri e ristoranti. E anche discoteche sempre che in Italia riaprano. Ieri il governo ha discusso la questione a margine dell’ultimo cdm senza addivenire ad alcuna decisione. Si pensa a dei ristori per il settore.

Sul Green pass resta anche l’incognita validità. La prova di vaccinazione nella maggior parte dei Paesi vale a partire da 14 giorni dopo aver ricevuto la seconda dose (o la dose unica, per i monodose), ma per esempio in Austria viene riconosciuta soltanto dopo 22 giorni.