Green pass europeo, le regole
Green pass europeo, le regole

Roma, 18 giugno 201 - Ci siamo. Dal 1° luglio sarà attivo il Green pass europeo, che  resterà in vigore per un anno. Rilasciato dalle autorità nazionali, nelle intenzioni il certificato dovrà contribuire al graduale ripristino della libertà di circolazione tra i 27 Stati  Ue (ma si dovrà esibire anche in Svizzera, Liechtestein, Islanda e Norvegia).  Abbiamo rivolto cinque domande agli uffici di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, la struttura che ha lavorato alla stesura del regolamento. 

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1) Ci sarà uniformità tra i Paesi? 

Il certificato UE Digital Covid non pregiudica la facoltà degli Stati membri di imporre restrizioni alla libera circolazione, conformemente al diritto dell'Unione, se necessario per limitare la diffusione del SARS-CoV-2, ma dovrebbe contribuire ad agevolare la graduale eliminazione di tali restrizioni in modo coordinato. Facendo un esempio, un 'paese/Stato membro di destinazione' potrebbe imporre restrizioni diverse da quelle esistenti nel 'paese di origine', in quanto il certificato non impone una revoca generale delle restrizioni che continuano ad essere quindi possibili.

Tuttavia, il certificato si pone come strumento di fiducia tra gli Stati membri in quanto consente l'esenzione dalle restrizioni, in particolare per le persone vaccinate, in linea con il principio di precauzione, nella misura in cui le prove scientifiche sugli effetti della vaccinazione contro il Covid-19 saranno sempre più disponibili e le conclusioni più coerenti per la rottura della catena di trasmissione. Inoltre, agevolare la libera circolazione è uno dei presupposti fondamentali per avviare una ripresa economica. Tuttavia, i certificati non sono una condizione preliminare per l'esercizio del diritto alla libera circolazione, in quanto si tratta di un diritto fondamentale nell'UE, e non dovrebbero portare a discriminazioni nei confronti di coloro che non ne sono titolari.

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2) I Paesi potranno imporre la quarantena?

Gli Stati membri non possono imporre restrizioni di viaggio supplementari per motivi di salute pubblica, quali quarantena, autoisolamento o prove di restrizioni di viaggio supplementari, salvo che in casi necessari e proporzionati e sempre sulla base di prove scientifiche, compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Se uno Stato membro impone ai titolari dei certificati di sottoporsi a quarantena o autoisolamento dopo l'ingresso nel suo territorio o chiede al singolo di essere sottoposto ad esami per rilevare l'infezione da SARS-CoV-2, o se impone altre restrizioni ai titolari di tali certificati a causa, ad esempio, del rapido peggioramento della situazione epidemiologica in uno Stato membro o in una regione all'interno di uno Stato membro, esso ne informa la Commissione e gli altri Stati membri, se possibile 48 ore prima dell'introduzione di tali nuove restrizioni. Lo Stato membro in questione deve fornire le seguenti informazioni: a) i motivi di tali restrizioni, b) la portata di tali restrizioni, precisando i titolari di certificati soggetti a tali restrizioni o esenti da tali restrizioni; c) la data e la durata di tali restrizioni. Per quanto riguarda la suddetta possibilità di ulteriori restrizioni, gli Stati membri devono fornire al pubblico informazioni chiare, complete e tempestive.

Come regola generale, gli Stati membri mettono tali informazioni a disposizione del pubblico 24 ore prima dell'entrata in vigore delle nuove misure, tenendo conto del fatto che è necessaria una certa flessibilità in caso di situazione di emergenza epidemiologica. Inoltre, le informazioni fornite dagli Stati membri possono essere rese pubbliche dalla Commissione in modo centralizzato. (articolo 11 del regolamento)

3) Quali sono le regole per i minori?

Per i bambini non sono ancora disponibili prove scientifiche che riguardino le vaccinazioni. È pertanto possibile che i cittadini dell'Unione e i loro familiari che esercitano il loro diritto alla libera circolazione incontrino ancora problemi quando cercano di ottenere il risultato del test ottenuto in uno Stato membro. In tale contesto, occorre tener conto anche del costo dei test. Tali problemi sono aggravati per le persone che non possono ancora essere vaccinate, in particolare i bambini, per i quali i risultati del tampone costituiscono ancora l’unica prova per  poter viaggiare in presenza di restrizioni. Nel corso dei negoziati, il Parlamento ha ottenuto un accordo in base al quale la Commissione mobiliterà 100 milioni di euro per il sostegno dell' emergenza, in modo che gli Stati membri possano acquistare test per il rilascio di certificati di test Covid digitali dell'UE.

4) I test resteranno a pagamento?

Un accesso universale, tempestivo e a prezzi abbordabili ai test è fondamentale nella lotta contro la pandemia di Covid-19 ed è essenziale per ripristinare la libertà di circolazione all'interno dell'Unione. In tal senso, per facilitare l'esercizio del diritto alla libera circolazione, il regolamento prevede che gli Stati membri siano incoraggiati a garantire delle soluzioni sperimentali accessibili e ampiamente disponibili, poichè non tutta la popolazione ha la possibilità di essere vaccinata prima della data di applicazione del presente regolamento.

5) L'apertura si poteva anticipare?

Il certificato è vincolante e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri a decorrere dal 1º luglio 2021, ma alcuni Stati membri lo stanno già rilasciando.

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