Roma, 15 settembre 2021 - Sprint del Governo Draghi sul Super Green pass. La strada verso l'obbligo per il lavoratori pubblici e privati sembra spianata: il nuovo decreto vedrà la luce con ogni probabilità già giovedì. Lo si capisce dalle dichiarazioni dei sindacati al termine dell'incontro pomeridiano a Palazzo Chigi dopo che già in mattinata era stata molto chiara anche Maristella Gelmini, ministro per gli Affari Regionali che a Radio Rai aveva detto: "Il Governo ha intrapreso una strada chiara, il Consiglio dei ministri di domani sarà sicuramente un momento importante". Per poi assicurare che "si va verso l'obbligo del certificato verde non solo per i lavoratori del pubblico impiego ma anche per quelli del settore privato". E aggiunge: "Solo immunizzando la stragrande maggioranza della popolazione possiamo contenere i contagi. Il vaccino è l'unica arma che abbiamo contro il Covid".

Green pass obbligatorio al lavoro: dopo quanto scatta la sospensione e chi controlla

Green pass obbligatorio al lavoro: da quando e i dubbi su multe e tamponi. Oggi il decreto

Green pass al lavoro: cosa prevede il decreto. Controlli in azienda e sanzioni durissime

La road map di giovedì

La Gelmini domani dovrebbe incontrare i governatori per illustrare il provvedimento. Alle 10.30 Draghi ha convocato la cabina di regia per sciogliere gli ultimi nodi. Poi alle 16 a Palazzo Chigi è convocato il consiglio dei ministri, che a meno di sorprese, dovrebbe dare il via libera al provvedimento.

Summit con i sindacati

Draghi insomma tira dritto. Oggi pomeriggio il premier ha avuto un incontro di oltre un'ora con i sindacati, presenti i ministri Orlando, Giorgetti, Speranza e Brunetta. Al termine il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha detto: "Il governo ci ha informati che approverà un decreto per rendere il Green pass obbligatorio sui posti di lavoro pubblici e privati". Chiarissimo. I sindacati a questo punto hanno chiesto al governo di garantire tamponi gratuiti fino a fine anno. Ma non hanno avuto una risposta definitiva dall'esecutivo. I sindacati hanno altresì chiesto che il Green pass sia obbligatorio anche in Parlamento.

Intanto, in Senato, è approdato il testo del decreto già approvato alla Camera. Il governo ha posto la fiducia e il provvedimento è diventato legge con il voto favorevole di 189 senatori.

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I nodi

A poche ore dal decreto, restano comunque diversi nodi da sciogliere. Detto che il Super Green pass a questo punto dovrebbe essere in vigore da metà ottobre, non è chiaro come si configurerà l'altra faccia della medaglia, in primis le sanzioni per i trasgressori.

Ma prima c'è da stabilire chi controlla il certificato verde. I medici aziendali, attraverso l'Anma, si sono sfilati. Ecco allora che, qualora l'obbligo di Green pass sul posto di lavoro dovesse effettivamente entrare in vigore via decreto, potrebbe essere un addetto dell'azienda la persona incaricata di verificarlo. Per quanto riguarda la privacy, l'azienda non dovrebbe sapere se il dipendente è vaccinato, guarito dal Covid o ha eseguito un tampone. 

E se il lavoratore rifiuta di esibire il Green pass? La soluzione più probabile, a sentire gli esperti, potrebbe essere la sospensione senza retribuzione. Ma nessun rischio licenziamento: il posto di lavoro non dovrebbe essere toccato. 

Potrebbe accadere che il dipendente entri in azienda senza certificato verde. In questo caso, oltre al lavoratore, anche l'azienda può incorrere in sanzioni qualora sia consapevole dell'infrazione. Un nodo non di poco conto, dal momento che il tema dell'improvvisa mancanza di personale, magari in ruoli chiave del processo produttivo, non lascia sereni diversi imprenditori. 

Una soluzione per ovviare a eventuali 'buchi' in organico potrebbe essere il ricorso allo smart working. Siemens, tra le prime a rendere autonomamente il Green pass obbligatorio per chi accede all'hub di Milano, pochi giorni fa ha sottolineato che "lo smart working, la nostra modalità di lavoro dal 2018, consentirà comunque a chi non accede alle sedi di lavorare da remoto". Chiaramente ci sono impieghi dove il lavoro agile non è possibile. E attorno a questi resta ancora un punto interrogativo. 

Le tensioni nella Lega

Pare chiusa la partita interna alla Lega, anche se Matteo Salvini ancora oggi frena: "Ho parlato questa mattina con il ministro Giorgetti: al momento non esiste un progetto definito sull'estensione del Green Pass", dice. Il numero uno del Carroccio è rimasto spiazzato dall'asse tra lo stesso Giorgetti e il governatore del Veneto Luca Zaia. Salvini si è sempre mostrato cauto sul tema del Green pass obbligatorio, attento a non scoprire il fianco a destra, dove il no di Giorgia Meloni rischia di erodere consenso (e soprattutto voti). "Una patente di libertà", aveva definito Zaia il certificato verde pochi giorni fa. Ma il governatore ieri è tornato a parlare in termini di "uso limitato", riallineandosi al segretario. Che a questo punto sembra rassegnato ad avvallare l'obbligo, spostando la battaglia sul fronte dei "tamponi gratuiti o a basso prezzo per milioni di famiglie in difficoltà". Stessa richiesta che, ironia della sorte, arriva dai sindacati. 

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